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What a wonderful world

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Il 27 aprile 1968 arriva al vertice della classifica britannica dei dischi più venduti il brano What a wonderful world di Louis Armstrong.

Un doloroso disturbo

Nella seconda metà degli anni Sessanta il vecchio Satchmo, come affettuosamente il trombettista viene chiamato dagli appassionati di jazz, è sempre più rinchiuso nel ruolo di un monumento a se stesso. Da tempo afflitto da un doloroso e cronico disturbo al labbro che progressivamente tende ad aggravarsi si limita sempre più spesso a cantare piuttosto che suonare mentre la sua popolarità è alimentata più che altro dal mito del passato. Nel 1968 partecipa anche al Festival di Sanremo dove canta due insipidi motivetti. Proprio alla fine dell’ultimo decennio della sua vita con What a wonderful world prova per l’ultima volta l’ebbrezza del grande successo commerciale. La canzone inserita nella colonna sonora di “Al servizio segreto di sua maestà”, uno dei peggiori film della serie dedicata all’agente 007, interpretato per l’occasione dall’anonimo e inespressivo attore australiano George Lazenby.

Una voce stanca

Nonostante sia sostenuta da un arrangiamento ricco d’effetti per esaltarne i lati migliori, la voce di Armstrong nel brano appare stanca e lontana dalla brillantezza del passato. Al music business, però, interessa soltanto la possibilità di sfruttare fino all’ultimo un personaggio, ancor meglio se ormai condannato a essere l’ombra di se stesso. Il buon Satchmo non vive bene questa situazione e nel corso delle ormai sempre più rare esibizioni in pubblico si lascia spesso andare a improvvise crisi di pianto. Nonostante le copertine patinate, i passaggi televisivi, il primo posto in quasi tutte le classifiche europee e statunitensi, i fans più affezionati intuiscono che What a wonderful world è del canto del cigno di un artista le cui condizioni di salute si stanno aggravando giorno dopo giorno. Un paio di partecipazioni ai film musicali “Disney songs” e “Hello Dolly” saranno gli ultimi appuntamenti della sua grande carriera.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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