Home C'era una volta Ho visto Bruce Springsteen, il futuro del rock and roll

Ho visto Bruce Springsteen, il futuro del rock and roll

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Il 9 maggio 1974 l’Harvard Square Theater di Cambridge, nel Massachusetts ospita un concerto di Bonnie Raitt. La rockstar ha chiamato a farle da spalla un giovane artista con il compito di “scaldare il pubblico”. Si chiama Bruce Springsteen e, tra i giovani della zona, è già una mezza celebrità. Confuso tra il pubblico c’è un altro giovane popolarissimo tra gli appassionati di musica. Si chiama Jon Landau ed è uno dei critici rock più influenti degli Stati Uniti.Quella sera non è lì per motivi professionali.

Una serata libera che cambia il destino di Bruce

È la sua serata libera e ha deciso di andare al concerto di Bonnie Raitt per rilassarsi un po’ e per festeggiare il suo ventisettesimo compleanno. Non è la prima volta che incrocia Bruce Springsteen e ne stima la capacità di darsi da fare sui palchetti dei vari locali della zona, ma questa volta è diverso. Esibirsi come intrattenitore davanti a una folla in attesa di applaudire un’altra interprete che si esibirà dopo può essere una trappola per chiunque. Quando Bruce Springsteen sale sul palco Landau sente crescere l’emozione e pian piano si fa catturare dalla sua carica e dal suo carisma. Due ore ininterrotte di musica sciolgono ogni dubbio sulla qualità dell’artista che conquista uno a uno tutti gli spettatori. Alla fine l’intera sala è ai suoi piedi. Landau torna a casa in preda all’eccitazione. Si rigira a lungo nel letto aspettando di prendere sonno, ma non gli riesce.

Righe che segnano il futuro

Per questo nelle prime ore del mattino, si siede dietro alla macchina da scrivere e butta giù di getto un articolo per Real Paper: «Sono le quattro del mattino e piove. Ho appena compiuto ventisette anni e mi sento vecchio ascoltando i miei dischi e ricordando come erano diverse le cose soltanto dieci anni fa. Ma stanotte c’è qualcuno di cui posso scrivere nel modo in cui scrivevo dieci anni fa, senza riserve di nessun tipo. Ieri all’Harvard Square ho visto il passato del rock and roll balenarmi davanti agli occhi. E ho visto anche qualcos’altro: ho visto il futuro del rock and roll e il suo nome è Bruce Springsteen. E in una notte in cui ho avuto bisogno di sentirmi giovane, mi ha fatto sentire come se stessi ascoltando musica per la prima volta… Springsteen fa tutto. Lui è un rock’n’roll punk, un poeta latino di strada, un ballerino, un attore, un jolly, un band leader, un cazzo di chitarrista ritmico, uno straordinario cantante e un vero grande compositore rock’n’roll. Guida la band come se lo facesse da sempre…». Quelle poche righe segnano il futuro di Bruce Springsteen e sono destinate a entrare nella storia del rock.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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