Home C'era una volta Randall’s Island Rock Festival, mai usare la politica per farsi pubblicità!

Randall’s Island Rock Festival, mai usare la politica per farsi pubblicità!

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Martedì 14 luglio 1970, la Brave New World Productions, società organizzatrice del Randall’s Island Rock Festival, convoca una conferenza stampa a New York per denunciare che i “guevaristi” del White Panthers Party hanno intenzione di disturbare i concerti per protestare contro la mercificazione della musica.

Un variegato arcipelago

Da qualche giorno, per la verità, sull’area destinata a ospitare la manifestazione, sono accampati alcune centinaia di giovani, in gran parte membri di varie Comuni del “Movement”, il variegato arcipelago delle organizzazioni d’estrema sinistra nate dopo la grande fiammata del 1967 e del 1968. Di per sé non è, però, un fatto strano. Tutte le manifestazioni musicali di quel periodo vedono molti giovani affluire in zona con largo anticipo. Qualche giornalista sospetta che la denuncia sia una trovata pubblicitaria, ma le autorità, accusate di inerzia, intervengono. L’area del Festival viene sgomberata. I giovani si accampano fuori dal perimetro della manifestazione, mentre gli organizzatori rafforzano la recinzione. Lo sgombero si conclude rapidamente, senza tensioni, e non succede nulla nemmeno nei giorni successivi, quando i ragazzi delle Comuni ricevono la solidarietà di due gruppi in cartellone: gli Elephant’s Memory e gli Steppenwolf.

La resa dei conti

Sembra tutto finito, ma la calma è apparente. La resa dei conti arriva il 18 luglio, giorno d’inizio del concerto. Fin dalle prime ore dell’alba piccoli gruppi di militanti del White Panthers Party fingono vari tentativi di sfondamento degli ingressi ufficiali per impegnare e distrarre il servizio d’ordine. Contemporaneamente il grosso dei giovani delle Comuni rimuove parti intere di recinzione in punti precisi e indicati su volantini passati di mano in mano nei giorni precedenti. Il Festival ha un grande successo di pubblico, ma è un fiasco sul piano economico: si calcola che solo uno spettatore su cinque abbia pagato regolarmente il biglietto. I cronisti riferiscono una frase colta al volo tra i giovani delle Comuni: “L’idea del piano per far fallire la manifestazione era una balla da paranoici. Noi siamo arrivati qui per divertirci e basta, ma dopo le accuse della conferenza stampa ci siamo detti: perché non farlo davvero?”

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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