Home C'era una volta Sono allunati, no mancano ancora dieci metri

Sono allunati, no mancano ancora dieci metri

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«Mancano settanta piedi, sono a venticinque metri dal suolo lunare» Nelle prime ore notturne del 21 luglio 1969 un serio Tito Stagno parla dallo schermo in bianco e nero della televisione a milioni di italiani rimasti in piedi per assistere al primo sbarco umano sulla Luna.

No non ha toccato

La diretta RAI va avanti da ore e sta per giungere al momento conclusivo. Dalla base di Houston arrivano voci concitate «Vai piano» e quindi un inequivocabile «Go» che può voler dire tante cose, ma per Stagno è l’annuncio tanto atteso. «Ha toccato il suolo lunare!». Mentre la frase viene sommersa dagli applausi si sente una voce arrivare da Houston: «No, non ha toccato». È quella di Ruggero Orlando, un volto noto ai telespettatori per le sue cronache dagli Stati Uniti che sta seguendo le fasi dell’allunaggio in diretta dalla base statunitense. Mentre Tito Stagno, imperterrito, sta celebrando la conquista della Luna, Orlando aggiunge «Qui pare manchino ancora dieci metri…». Gli ospiti nello studio della RAI si sciolgono in una risata mentre l’imbarazzato Stagno tenta di replicare «No, Ruggero, se abbiamo ascoltato bene la comunicazione finora erano già a due metri e mezzo dal suolo e da due metri e mezzo non si passa a dieci…». Orlando, imperterrito non gli dà retta e prosegue nella sua cronaca “alternativa”: «Ecco, ha toccato in questo momento». Un applauso fragoroso e liberatorio pone fine alla querelle. Chi dei due avesse ragione è del tutto ininfluente rispetto all’episodio che ha fatto entrare entrambi nella storia del costume del nostro paese. La RAI fa le cose in grande per raccontare il primo passo dell’uomo sulla Luna in quella che viene annunciata come la “telecronaca del secolo”. Si comincia alle 19.30 del 20 luglio 1969 e si finisce alle 23,30 del giorno dopo stabilendo un record per l’epoca. L’emittente di Stato sguinzaglia nelle varie sedi giornalisti, ospiti e inviati alternando gli interventi in diretta con servizi e filmati di varia natura, tutti dedicati alla Luna.

Non mancano momenti d’imbarazzo

Il comando delle operazioni è piazzato nello Studio Tre di Roma dove Andrea Barbato, Piero Forcella e Tito Stagno fanno del loro meglio per rendere fluida e scorrevole la mole di parole e filmati che riempiono la trasmissione. A far loro da contraltare c’è l’inconfondibile voce di Ruggero Orlando, popolarissimo corrispondente RAI da New York, che si trova nel centro della NASA di Houston, nel Texas, dove è collocata la task force di scienziati e tecnici che accompagnano il volo nello spazio degli astronauti verso la luna. Il commento scientifico è affidato al Prof. Enrico Medi. Non mancano momenti d’imbarazzo, alcuni al limite dell’ilarità, spesso dovuti alla tentazione di protagonismo, come la gara tra Stagno e Orlando per essere il primo ad annunciare l’avvenuta conquista della Luna, ma complessivamente la lunghissima diretta si snoda senza grandi scosse ed è destinata a restare nell’immaginazione collettiva come uno degli eventi più emozionanti della storia della televisione e del costume italiano. È indubbio che, alle qualità indiscusse dei conduttori e dei protagonisti, si sia sommata l’eccezionalità dell’evento, l’emozione per l’impresa e anche la scansione stessa delle fasi temporali. Lo sforzo organizzativo della RAI ottiene risultati imponenti. I dati raccontano di quaranta milioni di italiani appiccicati allo schermo nelle ore diurne e di ben trenta milioni in quelle notturne. Grazie alla TV lo scarpone un po’ indeciso di Armstrong, la sicurezza della camminata di Edwin Aldrin, i balzi nel vuoto dell’atmosfera lunare resteranno per sempre impressi negli occhi di una generazione che per qualche ora ha avuto l’impressione di indossare la tuta degli astronauti.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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