Home Punti di vista Alessio Buccolini, la voce di Rajesh: «Riciclerei una risata»

Alessio Buccolini, la voce di Rajesh: «Riciclerei una risata»

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Alessio Buccolini, la voce italiana ufficiale, sin dalla prima stagione, di Rajesh Koothrapali, il timido astrofisico indiano del simpaticissimo gruppo di The Big Bang Theory. L’intervista della settimana di dailygreen.

Prendete quattro ragazzi iscritti al Californian Institute of Technology, metteteli insieme ad una bionda e carina aspirante attrice, intrecciate le loro vite e… Il risultato? La sit-com oggi più vista al mondo: The Big Bang Theory. The Big Bang Theory, la sit-com americana creata da Chuck Lorre e  Bill Prady, in onda negli Stati Uniti dal 2007, sbarca in Italia per la prima volta nel maggio del 2008 ed è subito un grande successo! Da allora le gag degli scienziati più strambi del mondo, Leonard, Sheldon, Howard e Raj, insieme all’inseparabile amica Penny, continuano a divertirci.

Una storia di amicizia e di grandi passioni anima i protagonisti. Un grande amore per la scienza ma anche per i fumetti, i giochi di ruolo e ovviamente, film di fantascienza e serie TV. Dei “nerd” simpatici, divertenti, ironici, crudi, imbranati e pasticcioni, soprattutto con le donne. Dei bravissimi scienziati sicuramente, ma un disastro nella vita sociale, per non parlare di quella sentimentale.

Come è iniziata questa avventura? Anzi, vogliamo sapere prima di tutto un po’ di te. Per esempio, cosa hai fatto prima di arrivare al doppiaggio.

Oddio, diverse cose. Ho studiato, mi sono laureato in Lettere indirizzo archeologico e per un po’ di tempo, circa sei anni, ho “scavato”,  ho frequentato i cantieri. Un’esperienza molto bella, intensa.

Anche tu uno studente modello, un “nerd”?
No, non esageriamo. Dove ero rimasto? Sì, durante l’università ho cominciato a seguire dei laboratori teatrali. Casualmente accompagnando un’amica ad uno di questi incontri mi sono iscritto ad un corso, scoprendo con sorpresa di avere un’attitudine innata e spontanea. Sul palco non ero timido come nella vita: è stata la scoperta più grande, insieme a una buona capacità di immedesimazione e una particolare affinità con il pubblico.

Il teatro è stato la spinta verso quella che oggi è la tua strada. Come sei arrivato a percorrerla?
Sempre casualmente: durante questi laboratori ho conosciuto diverse persone appassionate di cinema tra cui un allievo con cui ho scoperto di condividere la passione e per il cinema e per il doppiaggio. E sempre insieme, abbiamo seguito dei corsi che bene o male ci hanno permesso di avvicinarci al leggìo. Da lì poi diversi lavori dal 1995 ad oggi. Per molti anni è stata una passione coltivata a singhiozzo soprattutto per motivi di studio, perché nel frattempo continuavo a frequentare l’università.

E Rajesh? Quando lo hai incontrato?
Ho fatto un provino per una selezione per le voci della serie, fui contattato direttamente dalla società di doppiaggio e andai. E poi fui scelto.

Avresti mai immaginato un successo del genere?
No, nessuno di noi all’epoca se lo aspettava. Non avrei mai pensato che sarebbe diventata una delle sit-com più viste al mondo.

La voce di Rajesh è molto particolare, si intuisce che c’è stato un grande lavoro. Immagino anche che sia stato molto divertente lavorare sul personaggio.

Sì, proprio così. Una voce particolare, al di là dell’accento di un indiano italianizzato, c’è un suono particolare. Abbiamo provato diverse strade basandoci su quello che voleva la distribuzione. Inizialmente ho provato a basarmi sulle cadenze e i suoni che conoscevo. Ma era troppo difficile come voce da utilizzare, non era possibile caratterizzarla in quel modo senza avere problemi di velocità e attorcigliamento della lingua. Poi con i consigli della direzione del doppiaggio, abbiamo reinventato un suono esotico credibile, che si distinguesse da altri doppiaggi di indiani fin troppo famosi. Ed ecco Raji!

Quanto è simile a te Raji?

Raji è un ragazzo prevalentemente  “pulito”, estremamente sensibile e dall’animo candido. Generoso verso gli altri sempre pronto a sacrificarsi per i suoi amici. Tra tutti è quello che mi assomiglia di più. Nel corso della serie ho trovato ulteriori punti di contatto come la passione sfrenata per la fantascienza. Come per Raji, per me Star Wars è la Bibbia. In linea di massima Rajesh è un personaggio piuttosto positivo, non meno degli altri, e come loro ha i suoi piccoli “lati oscuri”: geloso, permaloso e molto testardo.

Ma Rajesh è un nerd sfigato, alla fine?

Può sembrarlo, per la sua bontà. Non è solo un appassionato di fumetti e fantascienza, è pur sempre un astrofisico. E’ una persona impacciata ma non stupida. E’ il più impacciato della serie e lo è stato a lungo. Con il passare del tempo le sue caratteristiche sono emerse sempre di più, man mano che cresceva l’interazione con gli altri personaggi. Su tutti, il suo “best friend ever”: Howard Wolowitz, personaggio doppiato egregiamente dall’amico Federico Di Pofi. A volte i due sembrano formare una vera e propria “coppia” con tutti gli alti e bassi del caso. Durante la VII stagione, attorno a loro ha iniziato a gravitare sempre più anche il personaggio di Stuart (doppiato dal bravo Emiliano Reggente), proprietario del loro negozio di fumetti preferito. Con l’occasione voglio ricordare il resto del cast: Eleonora Reti/Penny, Gabriele Lopez/Leonard e Leonardo Graziano/Sheldon.

E in amore, com’è Raji? Lo ritroviamo spesso in gag esilaranti alle prese con il genere femminile.

Inizialmente riusciva a parlare alle ragazze solo sotto l’effetto dell’alcol. Col passare delle “stagioni” ha vinto questa sua insicurezza guadagnando anche più spazio all’interno della serie. Per Raji tutte le ragazze con cui esce potrebbero essere la donna della sua vita, punta tutto sull’ultima, ogni volta.

E tu? Anche in questo ti senti simile a lui?

In parte sì, sono sempre stato timido e introverso soprattutto nei confronti dell’universo femminile.

Tu la guardi la televisione?

Purché siano ben fatte amo il genere sit-com, fantascientifico e thriller. In questo momento sto seguendo soprattutto The Black list, intrigante. Davvero. Amo molto i cartoni animati giapponesi.

E il cinema?

La fantascienza vince su tutto ma non disdegno anche le buone commedie e film a carattere sentimentale.

Ma tornando al green, pensi che con la loro tecnologia Raji e i suoi amici potrebbero aiutare il nostro pianeta?

Conoscendoli, se messi alla prova ne sarebbero capaci anche se non so immaginare con quali risultati.

E tu, Alessio invece quanto sei “green”?

Abbastanza. Da bambino sono stato iscritto al WWF. Ho cominciato a prendere delle abitudini pensando al risultato che possono avere le piccole cose nell’ottica della salvaguardia dell’ambiente. Una cosa che non riesco a fare è buttare una carta per terra. Odio quelli che lo fanno, secondo me è un comportamento rivelatore di un certo menefreghismo di fondo. Oggi guido una macchina a GPL. Ho imparato a staccare le spine di tutti gli apparecchi che non uso. Cerco di risparmiare l’acqua pensando che quella che risparmio oggi sarà quella che potrò usare domani. Adoro gli animali, in particolare i cavalli. Ne ho avuto uno, Rovere. Per quindici anni ho praticato sport equestri che mi hanno portato a rispettare e ad amare la natura.

Una cosa che invece ti capita di fare di negativo per l’ambiente nel tuo quotidiano?

Mi dimentico spesso di spegnere la luce quando passo da una stanza all’altra. Ma sto cercando di migliorare anche in questo.

Qual è la cosa che butteresti via di te e quale invece ricicleresti all’infinito.

Una cosa che butterei via è sicuramente una certa mia insicurezza caratteriale.

Ah, come Raji…

Eh, già.

E ricicleresti cosa?

La capacità di far ridere.

 

 

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