Home C'era una volta Avete “My Bonnie” dei Beatles?

Avete “My Bonnie” dei Beatles?

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Il 28 ottobre 1961 la città di Liverpool si è svegliata sotto un cielo plumbeo e gonfio che minaccia pioggia. Brian Epstein è solo nel suo negozio di dischi quando il suono del campanello posto sopra la porta d’entrata rompe il silenzio ovattato e annuncia una visita.

Un gruppo di ragazzi di qua

Si affaccia dal retrobottega e vede una faccia conosciuta. È quella di Raymond Jones, un ragazzo del quartiere che spesso si intrufola nel negozio per scambiare quattro chiacchiere o ascoltare le ultime novità discografiche. Sono rare le volte in cui la sua visita si conclude con un acquisto. Dal piglio con cui è entrato sembra, però, che questa volta abbia in mente un disco preciso. «Scusa Brian, non hai per caso My bonnie? È stato inciso da un gruppo di ragazzi di qua, di Liverpool, che suonano spesso al Cavern. Si chiamano Beatles, li conosci?» Epstein è perplesso. Non ha mai sentito parlare di quella band di quel nome, o, meglio, non ne ha mai sentito parlare prima di quel giorno, perché Raymond è solo il primo di una lunga lista di clienti che chiedono il disco. Cerca nei cataloghi e poi conferma: «Ti metto in nota, ma non so se riesco a procurarmelo. È stato inciso in Germania e non è di questi… Beatles. È di Tony Sheridan. I Beatles sono soltanto il gruppo d’accompagnamento».

Io mi accontento del 25%

Il giovane Jones vuole comunque il disco. Quando se ne va a Epstein resta la curiosità di saperne di più sul fantomatico gruppo di Liverpool. Gli annunci di un quotidiano gli confermano che si esibiscono al Cavern, una sorta di cantina dove si ritrovano i giovani dei quartieri popolari della città. Una sera ci va. Tra il fumo e la fioca illuminazione del locale resta impressionato dalla scarna immediatezza e dalla capacità comunicativa dei quattro ragazzi: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Pete Best. Più per gioco che per effettiva convinzione si presenta e chiede di diventare il loro manager. «Io mi accontento del 25% di percentuale su tutte le vostre entrate. Ci state?» I ragazzi, che non hanno niente da perdere e soprattutto non hanno mai avuto un manager, accettano convinti che un negoziante di dischi abbia più possibilità di loro di parlare con una casa discografica. Inizia così una delle più straordinarie avventure del rock internazionale: quella di un quartetto di giovani scanzonati capace di influenzare la musica di tutto il mondo.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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