Home C'era una volta Bus Etri, il chitarrista dimenticato

Bus Etri, il chitarrista dimenticato

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Il 21 agosto 1941 muore in un incidente automobilistico a Los Angeles, in California il chitarrista Bus Etri. Ha trentaquattro anni. Con lui perde la vita anche il cantante Lloyd Hundling che è al volante.

Con Charlie Barnet

Finisce così la storia di uno dei più promettenti chitarristi della sua epoca. Nato a New York nel 1917 Anthony Etri, questo è il suo vero nome,  è ormai un musicista pressoché dimenticato anche se le cronache d’epoca parlano di lui come di uno strumentista che avrebbe avuto una carriera favolosa innanzi a se. Poche sono le notizie sul suo conto, almeno fino al momento della prima scrittura professionale con l’orchestra di Hudson De Lange. Le sue qualità non sfuggono a Charlie Barnet che lo vuole nella sua orchestra a partire dal 1938 e fino al momento della sua scomparsa. Con Barnet, Etri ha l’occasione di partecipare a numerose sedute discografiche, a partire dal gennaio del 1939.

Murder at Peyton Hall

In due anni e mezzo con il gruppo di Barnet, Bus incide circa 150 brani e, se nella maggior parte di essi il lavoro del chitarrista è piuttosto oscuro, in diversi brani si può ascoltare sia pure brevemente il musicista che dimostra ottime capacità solistiche e uno swing sicuro. È possibile ascoltare Etri come solista in Murder at Peyton Hall – incidentalmente, l’ultima incisione della sua vita, sette giorni prima del tragico incidente – in Wanderin Blues, in Harlem Speaks, in Afternoon of a Moax, in The Reverie of a Moax e in molti altri brani che danno un’idea della classe del chitarrista, il primo forse a usare la chitarra elettrica dopo Christian, uno strumentista al quale i critici dell’epoca pronosticavano un avvenire eccezionale, tale da inserirlo tra i grandi solisti della chitarra jazz.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".