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Ciao Pino, bluesman dalle note d’oro

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Si è spento il bluesman dalle note d’oro: Pino Daniele. La musica perde una delle sue voci più affascinanti, e Napoli un po’ della sua anima resa immortale dal grande cantautore italiano.

Lo hanno chiamato in molti modi: “nero a metà”, “mascalzone latino”, “lazzaro felice”, “l’uomo in blues”, “il musicista on the road”, e, certamente, tutti questi appellativi lo ritraggono ma solo in parte perché nessuno come Pino ha saputo coniugare stili, cadenze, ritmi… migrando tra il jazz, il blues, le sonorità classiche, la world music e le voci dei vicoli di una città che in ogni angolo racconta la sua musica. Pino è Napoli. E Napoli, oggi, muore un po’ con la perdita del suo grande ritrattista.

Pino avrebbe compiuto 60 anni a marzo. Se n’è andato nella notte con un infarto. Il peggio è avvenuto in modo quasi inatteso, lasciando tutti nello sconforto. E dire che le sue ultime parole su Twitter sono state “come back home”… “Torno a casa”.

Pino Daniele è nato a Napoli nel 1955. Ha attraversato più di trent’anni di musica restando … giovane. Dal suo esordio con il suo album magistrale “Terra Mia” e con “Napule’ è” fino al suo ultimo “Ricomincio da 30” è riuscito ad abbracciare speranza e disillusioni di una generazione. Poi, ancora, il blues con “Nero a metà”, blues che si ritrova intrecciato con quella musica popolare napoletana che diventerà il suo marchio di fabbrica, e che lo incorona “re di Napoli” con quel concerto che nessuno dimentica in piazza del Plebiscito: 200mila persone solo per lui e per il “neapoltan power”. Sul palco, insieme, musicisti come Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese.   Ancora: arriva il jazz con brani come “Yes I know my way”, “Viento ‘e terra”. “Bella ‘mbriana”, del 1982, coinvolge altri jazzisti del calibro di Wayne Shorter ed Alphonso Johnso. Pino incontra anche la musica brasiliana con le percussioni di Nanà Vasconcelos, la tromba di Don Cherry e i suoni d’Africa, affrontando temi-tabù come quelli del contrabbando in mano alla camorra in Stella nera.Nel 1980 apre il concerto a Milano di Bob Marley e, da qui, Pino diventa un musicista di fama internazionale. Suona al Festival di Montreux, in Canada, all’Olympia di Parigi, al Festival di Varadero a Cuba e all’Arena di Verona. Non si può dimenticare la sua collaborazione con un altro grande artista napoletano: Massimo Troisi per il quale scrive le colonne dei film Ricomincio da tre (’81) e Le vie del signore sono finite (’87), poi il capolavoro di Quando, scritta proprio con l’amico per Pensavo fosse amore e invece era un calesse (’91).La sua è sempre stata una musica di impegno sociale, di denuncia. Pino lo fa con pezzi come “O scarrafone” ma anche con i suoi più ambiziosi progetti come per “Passi d’autore” (2004) con omaggi a Che Guevara, Django Reinhardt e Maradona, tra world music e il richiamo ai madrigali di Gesualdo da Venosa.

Anche qui ospiti d’eccezione: Chick Corea, Ralph Towner, ma anche Bruno De Filippi. Ma Pino incontrerà anche Jovanotti, Yellow Jackets, Mike Manieri, Danilo Rea, Mel Collins, Pat Metheny.

L’ultimo concerto l’8 luglio ritrova di nuovo migliaia di persone in piazza del Plebiscito con altri grandi artisti italiani. Al suo fianco: Giorgia, Irene Grandi, Avion Travel, Nino D’Angelo, Gigi D’Alessio.
Infine, l’ultimo trionfo: “Nero a metà”, concerto storico all’Arena di Verona, con sessanta musicisti e gli amici di ieri e di oggi, riuniti a settembre per celebrare un’avventura lunga oltre trent’anni, iniziata tra i vicoli del centro storico di Napoli per arrivare al mondo…. E che si è spenta improvvisa.
Ciao… e grazie Pino, bluesman dal cuore d’oro

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