Home C'era una volta Con Rob Jones muore l’anima degli Wonder Stuff

Con Rob Jones muore l’anima degli Wonder Stuff

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Il 31 luglio 1993 muore il bassista Rob Jones, considerato l’anima musicale degli Wonder Stuff, la band da lui formata nel 1986 a Birmingham con il cantante Miles Hunt, il chitarrista Malcolm Treece e il batterista Martin Gilk.

Un disco fondamentale per il punk pop

Dopo aver fatto esperienza sul fronte della musica alternativa e aver realizzato due EP, Wonderful day e Unbereable, per la Far Out Record Company, un’etichetta indipendente creata da loro stessi, firmano il primo contratto discografico con la Polydor, attratta dalla loro originalità. Il primo album della band, The eight legged grove machine, prodotto dall’ex Vibrators Pat Collier, esce nel 1988 e diventa rapidamente un disco fondamentale per il punk pop degli ultimi anni Ottanta. Nella versione in CD e cassetta di questo album vengono aggiunti quattro brani tra i quali l’emblematico Astley in the noose. Nel 1989 con Hup gli Wonder Stuff tentano esperienze musicali più complesse, ricche di richiami psichedelici, folk e post punk. Il successo commerciale arriva nel 1991 con Never loved Elvis (un album ben sostenuto dai singoli estratti The size of a cow e Caught in my shadow.

Tensioni interne

La vita della band, proprio mentre sembrava avviata su un tranquillo binario di successo, viene sconvolta da tensioni interne e da problemi causati dall’eccessivo amore per gli alcoolici, difeso spesso da Hunt come un tratto caratteristico della loro musica e come fonte fondamentale della sua creatività. Quando Rob Jones, dopo aver lasciato i compagni per formare, a New York, i Bridge and Tunnel Crew muore il 31 luglio 1993 per un infarto conseguenza dell’indebolimento complessivo del fisico in seguito all’eccessiva assunzione d’alcolici, al suo posto arriva il bassista Paul Clifford e la formazione della band si allarga con l’ingresso del polistrumentista Martin Bell. Nel 1994 i Wonder Stuff faranno parlare di sé annunciando prima un album live, poi una raccolta di successi e infine il loro scioglimento nel mese di maggio dello stesso anno. Non sarà per sempre.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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