Home C'era una volta Fiorella, la stunt-girl dei western all’italiana

Fiorella, la stunt-girl dei western all’italiana

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Il 14 aprile 1969 con Gente qua e gente là fa il suo debutto discografico Fiorella, una quindicenne dai capelli rosso fuoco che ha grinta da vendere.

La musica? Un hobby…

Figlia dello stuntman siciliano Luigi Mannoia, Fiorella due anni prima si era presentata al concorso per voci nuove di Castrocaro barando un po’ sui suoi tredici anni per cantare Un bimbo sul leone di Celentano. Con Gente qua e gente là partecipa al Disco per l’Estate, ma nessuno sembra prenderla sul serio. Lei non se la prende. Abbozza e ai giornalisti dichiara di considerare la musica come un hobby. A suo dire il lavoro che la soddisfa di più è l’attività di stuntgirl cinematografica dove peraltro è molto brava. Abilissima sui cavalli è una delle più giovani e coraggiose cascatrici della stagione dei western all’italiana. È lei che nel 1970 sostituisce Candice Bergen nelle scene pericolose del film “The hunting party” (Il giorno dei lunghi fucili) ed è sempre lei la donna che prende gli schiaffoni di Alberto Sordi nel film “Amore mio aiutami” al posto di Monica Vitti. Partecipa anche come attrice a ben tre western: “Una colt in mano al diavolo”, “E il terzo giorno arrivò il corvo” e “Sei bounty killers per una strage”.

Negli anni Ottanta arriva il grande successo

Sul fatto che la musica non la interessi molto, però, non la racconta giusta. Periodicamente, infatti, torna a farsi viva nell’ambiente musicale realizzando vari dischi destinati a passare sostanzialmente inosservati. La vera svolta nella sua carriera musicale è legata all’incontro con Antonio Coggio e Roberto Davini. I lavoro dei due dà i primi risultati nel 1981 quando Fiorella recupera il suo cognome, diventa Fiorella Mannoia e presenta al Festival di Sanremo un brano grintoso come Caffè nero bollente che le vale la partecipazione alla serata finale. La sua vocalità aggressiva e venata d’ironia fa colpo su pubblico e critica. In quell’anno finisce per sempre la carriera di una famosa stunt-girl e nasce una delle voci più significative della canzone italiana, la cui storia si intersecherà sempre di più con quella della canzone d’autore. La sua duttilità vocale, le sue sfumature espressive entusiasmano i cantautori che le affidano volentieri i loro brani. Ben presto nel repertorio di Fiorella entreranno canzoni scritte da quasi tutti i personaggi più autorevoli della canzone d’autore: da De Andrè a Bertoli, da Fossati e Ruggeri, da Bindi a Dalla a Cocciante a molti altri ancora, compreso quel Chico Buarque de Hollanda che si complimenta con lei dopo averla ascoltata eseguire la sua Che sarà. Alla fine degli anni Ottanta e nei primi Novanta arriveranno i riconoscimenti ufficiali con un paio di Premi Tenco e varie tournée in Europa.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".