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Il canto dei deportati

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Il 13 aprile 1945 gli alleati arrivano nel campo di concentramento di Buchenwald, il luogo dove è nato il più famoso brano della resistenza antifascista europea. Si intitola Il canto dei deportati, ed è stato composto negli anni Trenta dall’elaborazione collettiva dei prigionieri politici. Viene poi ripreso anche nel campo femminile di Ravensbruk e successivamente tramandato in tutte le lingue d’Europa.

Il legname della foresta amata da Goethe

La sua storia inizia quando, nel 1937 un gruppo composto da circa trecento deportati, provenienti dal disciolto campo di concentramento di Lichtenburg, presso Lipsia, inizia a costruire, con attrezzi primitivi e insufficienti, le prime baracche del campo di Buchenwald. Il legname necessario viene ricavato dalla vicina foresta di Ettersberg, un tempo descritta e amata da Goethe. Alla fine dello stesso anno il campo ospita già più di novemila prigionieri. Con l’inasprirsi della repressione e delle persecuzioni naziste il numero degli internati cresce in modo geometrico. Alla fine del mese di dicembre del 1943 le immatricolazioni sono 37.319. Un anno dopo diventano 63.084 e 80.436 verso la fine del marzo 1945, quando, cioè, manca ormai poco alla Liberazione dell’Europa. Si calcola, per difetto, che in quel campo siano transitate più di duecentotrentamila persone. La cifra vera dei morti è difficile da ricostruire con esattezza. I registri ufficiali riportano parlano di circa sessantamila, ma la cifra è certamente lontana dalla realtà.

Autogestione e insurrezione

All’inizio della sua storia il Lager è uno di quelli affidati dai nazisti alla cosiddetta autogestione da parte dei “triangoli verdi” cioè dei delinquenti comuni il cui potere si esprimeva soprattutto in delazioni e violenze. Dopo aspri scontri e non senza vittime, giorno dopo giorno, però, i prigionieri politici, quelli del “triangolo rosso”, finiscono per prendere il sopravvento. A Buchenwald viene sperimentato e applicato lo sterminio per lavoro. I deportati lavorano come schiavi nelle infrastrutture militari con tempi e ritmi oltre il limite della sopravvivenza. La presenza fra i prigionieri di numerosi dirigenti politici, soprattutto comunisti, favorisce, però, i contatti fra i vari gruppi nazionali e la costruzione di una rete clandestina di solidarietà. A poco a poco si sviluppa nel campo un movimento di resistenza con la costituzione di un comitato clandestino internazionale. Con il passare degli anni viene messa in piedi anche una struttura militare. I deportati che lavorano nelle fabbriche d’armi dei dintorni trafugano pezzo dopo pezzo armi, che vengono riassemblate di nascosto. Quando, nei primi giorni dell’aprile 1945; le SS decidono di sgombrare il campo il comitato clandestino dà l’ordine dell’insurrezione generale. Accade così che il 13 aprile 1945, gli alleati arrivino a Buchenwald in un campo che è già stato liberato con il comitato internazionale, non più clandestino, che ne gestisce la vita democraticamente.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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