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Fukushima, radiazioni negli Stati Uniti

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Secondo un’analisi pubblicata dal PNAS la marea al cesio radioattivo, scaturita dall’impianto di Fukushima Daiichi in Giappone dopo il disastro del marzo 2011, ha colpito la costa occidentale degli Stati Uniti.

Gli effetti postumi dell’energia nucleare per le persone sono come i fantasmi di un horror-movie o delle maledizioni ancestrali: non si possono vedere, non se ne sente il rumore né l’odore, ma possono ancora uccidere?

Radiazioni Fukushima raggiungono costa degli Stati Uniti

Lo studio, condotto dagli scienziati dell’Istituto di Oceanografia di Bedford, in Nova Scotia, ha monitorato l’acqua nei siti di test al largo della costa della British Columbia. Cercavano atomi di cesio 134 e 137, le due molecole rilasciate a Fukushima e, ovviamente, alla fine li hanno trovati. Nel mese di giugno 2012 hanno trovato i più piccoli segni della radiazione solo nel loro sito test occidentale; un anno dopo, tracce significative sono state rilevate dalla piattaforma continentale canadese ma ancora lontano dalla costa.

Poi, nel mese di novembre 2014, un gruppo dalla Oceanographic Institution Woods Hole ha trovato tracce di radiazioni Fukushima cento miglia al largo della California.

Rilevate a cento miglia al largo della California

Chiaramente il tempo e il percorso hanno reso le radiazioni 10 milioni di volte più deboli di quanto lo fossero quando hanno lasciato il Giappone e 1.000 volte al di sotto della soglia di sicurezza per l’acqua potabile. In realtà la quantità di cesio rilevata è ancora più bassa rispetto ai livelli di radiazione dei fondali marini dove il cesio 137 residuo si annida ancora dagli esperimenti nucleari atmosferici degli ultimi 50 anni. Secondo lo scienziato Thomas Buesseler,  come citato da quarz , si potrebbe nuotare in quell’acqua per sei ore al giorno, tutti i giorni, e assorbire meno radiazioni che farsi un’ortopanoramica.

Nessuno dimentica, però, che la centrale nucleare continua a rilasciare rifiuti tossici nell’oceano. Ci sono preoccupazioni reali circa l’industria della pesca in Giappone, dove gli ecosistemi continuano ad essere trattati con l’acqua irradiata, e qualche preoccupazione per il tonno del Pacifico, specie tra le  più vulnerabili , grazie ai loro epici schemi migratori.

Il disastro di Fukushima solleva questioni interessanti su ciò che sappiamo circa il nostro mondo interconnesso.

Migliaia di variabili considerate negli studi su Fukushima

Gli scienziati hanno modelli di correnti del Pacifico, ma data la vastità del mare e il numero di variabili confondenti, niente batte l’osservazione vecchio stile.

La radiazione di Fukushima serve come una sorta di prova di tintura che mostra esattamente come l’acqua da un punto di rilascio singolo attraversa l’oceano.

E, infatti, i modelli informatici risultano essere molto accurati. Poiché l’acqua irradiata ha continuato a fuoriuscire dai reattori danneggiati negli ultimi tre anni, i livelli di radiazione continueranno ad aumentare, con un picco in Canada nel 2015 e 2016 e pochi anni dopo nel sud della California. Ma i livelli non potranno mai superare il limite di 5 Becquerel per metro cubo.

Quindi, una volta capito che le radiazioni di Fukushima possono essere assorbite e controllate, possiamo tornare a concentrare gli sforzi sulla minaccia molto reale del riscaldamento globale.


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