Home C'era una volta Furry Lewis, il blues ai confini del folk

Furry Lewis, il blues ai confini del folk

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Il 14 settembre 1981 muore a Memphis, nel Tennessee, Furry Lewis, all’anagrafe Walter Lewis, uno dei bluesman più popolari degli anni Venti e Trenta.

Un repertorio vario

Nato il 6 marzo 1893 a Greenwood, nel Mississippi Furry Lewis rappresenta nel filone del blues una componente pittoresca capace di una comunicazione viva e spontanea. Il suo repertorio è molto vario spazia dal blues vero e proprio fino al folclore, sostenuto da una tecnica di accompagnamento alla chitarra singolare e molto espressiva. Nel 1899 si stabilisce a Memphis nel Tennessee dove ottiene i suoi primi successi. In seguito se ne va a Chicago per incontrare il suo amico Arthur Petties e nel 1913 è già alla testa di una piccola orchestra che si esibisce per le vie di Memphis, nelle feste e nei club più aperti verso il blues come il Pee Wee’s, il Big Grundy’s o il Cham Fields.

Una carriera lunghissima

Nel 1916 a causa di un incidente subisce l’amputazione della gamba sinistra, l’infermità non gli impedisce di continuare a esibirsi in pubblico. Suona in un medicine show e poi con Gus Cannon e Jim Jackson, dei quali diviene amico e collaboratore. Negli anni Trenta registra molto materiale per la Vocalion e la Victor scomparendo poi dalla circolazione per molti anni. Ottiene anche un posto da impiegato che gli consente di vivere dignitosamente e la musica diventa un hobby. Quando sembra ormai destinato a vivere ai margini della scena blues statunitense nel 1959 viene riscoperto e rilanciato da un produttore scaltro come Samuel Charters. Riprende così l’attività ottenendo nuovi consensi.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".