Home C'era una volta Il massacro di Merca, una vergogna italiana

Il massacro di Merca, una vergogna italiana

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Nella notte del 26 ottobre 1926 tra i coloni italiani della cittadina di Genale, in Somalia, c’è molta agitazione.

Una voce, una notizia

Tra le vie della città si è diffusa la notizia che lo sceicco Ali Mohamed Nur, un capo religioso sospettato di appoggiare la resistenza somala contro l’occupazione italiana si è rifugiato con un gruppo di suoi seguaci all’interno della moschea di El Hagi, a Merca, un villaggio poco distante. Invece di attendere l’esercito una cinquantina di ex squadristi insediatisi a Genale decidono di farsi giustizia da soli.

Un massacro

Armati di moschetti e di fucili da caccia gli ex squadristi si dirigono verso Merca. Arrivati nel villaggio circondano la moschea e trucidano indistintamente tutte le persone che si trovano all’interno. Esaltati dall’impresa decidono di proseguire uccidendo tutta la popolazione indigena del villaggio. Il proposito viene però stroncato dall’intervento sia pur tardivo dei reparti dell’esercito. La strage, che resta nella storia come “Il massacro di Merca” è uno dei tanti episodi di crimini di cui s’è macchiata l’avventura coloniale italiana.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".