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Il ritorno di Archie Sheep

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Mercoledì 17 novembre 2004 l’Auditorium del Parco della Musica di Roma ospita un vero e proprio evento con il ritorno sulle scene italiane di Archie Sheep, uno dei più interessanti personaggi della storia del jazz del Novecento.

Con il Roswell Budd Quartet

Il sessantasettenne sassofonista statunitense alfiere del free jazz sul palco romano è affiancato dal Roswell Budd Quartet e da un vecchio compagno di lotta e impegno come il poeta e scrittore Amiri Baraka, che scandisce i suoi versi sulla musica. Per il pubblico che affolla la sala è un piacere rivedere e riascoltare un grande strumentista che ha dedicato una vita all’impegno sociale e ha collaborato con i migliori jazzisti americani, da Cecil Taylor a John Coltrane, da Don Cherry a Bill Dixon, a Max Roach, solo per citarne alcuni. Fin dallo shock provocato dalla sua performance in chiave free a Lecco nel 1967 di fronte a un pubblico impreparato ai nuovi suoni, i suoi concerti italiani non sono mai passati inosservati, anche se il raduno di oltre diecimila persone all’Arena di Milano per ascoltarlo insieme all’Art Ensemble of Chicago alla fine degli anni Settanta sembra ormai appartenere a un’altra epoca.

Impegno artistico e politico

Il suo impegno artistico non è mai stato disgiunto da quello politico. Negli anni Sessanta fonda con il batterista Max Roach e con Abdullah Ibrahim, un collettivo di jazz d’avanguardia visto come uno strumento di emancipazione sociale dei neri. Nella sua concezione il jazz, e in particolare il free jazz, potevano diventare un’arma importante per il recupero dell’identità afroamericana e per la lotta contro il razzismo. Come si può immaginare, in quegli anni passa parecchi guai, soprattutto quando, oltre a suonare decide si mettersi a parlare e, soprattutto a scrivere. Acceso sostenitore del black power, rischia la completa emarginazione dichiarando in un articolo il suo appoggio alle lotte di Ho Chi Minh e di Fidel Castro. Messo al bando dalle case discografiche americane trova nuovi amici e nuovi spazi prima in Europa e poi in Africa. Tra i suoi dischi africani rimane insuperato Live at the Pan African Festival registrato ad Algeri nel 1969. Il 17 novembre 2004 il buon vecchio Archie chiude il Roma Jazz Festival e non sono pochi a emozionarsi rivedendolo al fianco di Amiri Baraka.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".