Home C'era una volta Jerry Fuller, la fantasia creativa di un clarinetto

Jerry Fuller, la fantasia creativa di un clarinetto

SHARE

Il 13 marzo 1929 a Santa Monica, in California, nasce Gerald Fuller, destinato a lasciare un segno nella storia del jazz con il nome di Jerry Fuller

La prima scrittura con Jimmy Zito

Fuller inizia a suonare il clarinetto quando è ancora bambino, perfezionandosi negli studi musicali frequentando vari istituti della sua città natale. Il suo debutto professionale risale al 1949, anno in cui viene chiamato a far parte dell’orchestra di Jimmy Zito. L’anno successivo entra a far parte della formazione di Will Osborne. All’inizio degli anni Cinquanta viene chiamato sotto le armi e finisce in Corea dove ha l’opportunità di suonare con la banda della Seconda Divisione Corazzata. Congedatosi nel 1953, si associa ai Chicagoans di Pete Dailey, un gruppo molto attivo a Los Angeles, comprendente molti ex Crosbiani come Nappy Lamare, Warren Smith, Phil Stephens, ecc… Forma poi un trio con cui suona a Hollywood.

Con Jack Teagarden

Nella primavera nel 1955 viene ingaggiato da Jack Teagarden al fianco del quale lavorerà per diversi anni registrando dei buoni dischi per la Capitol. Tra questi merita di essere segnalato l’album inciso a Chicago nell’aprile del 1958 in cui Fuller ha molte occasioni per venire alla ribalta come solista di clarinetto, dimostrando delle doti tecnico-strumentali davvero non comuni, una bellissima sonorità, specie nel registro acuto, e una ragguardevole fantasia creativa in fase di improvvisazione. Verso la fine degli anni Cinquanta si aggrega ai Dukes Of Dixieland dei fratelli Assunto, una formazione che gode in quegli anni di enorme popolarità. Sempre negli anni Sessanta forma un suo sestetto con il quale si esibisce in vari locali di Los Angeles. Muore il 24 giugno 2019.

 

Previous articleUn verso di Alfonso Gatto per un disco inaspettato
Next articleAmazon cerca start up del riciclo
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".