Home C'era una volta Jovanotti, un nome per caso e un successo non casuale

Jovanotti, un nome per caso e un successo non casuale

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Il 27 settembre 1966 nasce a Roma Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, uno dei protagonisti della scena musicale degli ultimi anni del Novecento e dei primi del nuovo millennio.

Joe Vanotti, Gino Latino e Jeronimo

Considerato agli esordi poco più di una geniale invenzione dell’industria discografica e bersagliato come l’interprete della superficialità disimpegnata degli anni Ottanta, Jovanotti riesce, nel tempo, ad affinare la sua tecnica e a riempire i suoi brani di contenuti, fino a diventare interprete impegnato e colto, senza mai perdere il successo commerciale. Inizia giovanissimo a lavorare come disc jockey e conduttore radiofonico ma l’esordio musicale vero e proprio avviene nell’aprile del 1987 con il singolo Walking, già con il nome di Jovanotti. La leggenda racconta che inizialmente il ragazzotto avesse scelto di chiamarsi Joe Vanotti. A cambiare la decisione sarebbe stato un tipografo incaricato di stampare una locandina promozionale di una serata in discoteca. Proprio lui, distratto o forse ispirato avrebbe sbagliato a scrivere il nome trasformando così Joe Vanotti in Jovanotti. Dopo qualche dubbio sia il giovane virgulto che Claudio Cecchetto, il suo produttore di quel periodo, decidono di non far rifare i manifesti e tenersi il nuovo nome d’arte. A ben guardare non è l’unico nome d’arte della sua ormai lunga carriera perché nei primi anni, per meglio sfruttare il buon momento, pubblica un paio di brani come Gino Latino e uno come Jeronimo. Nomi a parte, il successo è rapido e travolgente grazie anche all’assidua presenza come disc jockey ai microfoni di Radio Deejay. Alla fine degli anni Ottanta scala le classifiche con brani disimpegnati che si rivolgono a un pubblico di adolescenti

Non soltanto un fenomeno commerciale

Nel 1988 pubblica l’album Jovanotti for president che vende più di cinquecentomila copie e fa di lui uno dei più grandi fenomeni commerciali di quel periodo. Nel 1989 partecipa al Festival di Sanremo con l’ironica Vasco, una rassicurante e un po’ codina presa in giro di Vasco Rossi, cui segue l’album La mia moto, un disco in cui la dance music lascia trasparire qua e là riferimenti alla cultura hip hop, non sufficienti, però, a conquistare il pubblico più esigente che continua a vedere in lui un simbolo della superficialità degli anni Ottanta. Nel 1990 realizza l’album Giovani Jovanotti cui collaborano musicisti come Keith Emerson, Billy Preston, Mick Talbot, Pino Palladino e i Memphis Horns, che segna una svolta nella sua carriera. A partire dal 1991 con Una tribù che balla la sua produzione si fa via via più matura e ricca sia dal punto di vista musicale che da quello dei contenuti. Sarà Lorenzo 1992, il primo album non firmato con il nome Jovanotti, a completare la svolta sul piano dei contenuti senza rinunciare alla trascinante orecchiabilità della sua ispirazione musicale. Capace di crescere e di evolvere insieme alla sua generazione oggi è stato rivalutato anche da molti di quei critici che al suo apparire sulla scena musicale avevano storto il naso liquidandolo come un fenomeno commerciale destinato a un rapido esaurimento.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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