Home C'era una volta La mela cattiva che lancia gli Osmonds

La mela cattiva che lancia gli Osmonds

SHARE

Il 13 febbraio 1971 arriva al vertice della classifica dei singoli più venduti negli Stati Uniti One bad apple, una canzoncina che racconta le pene d’amore di due adolescenti dal punto di vista del maschio che tenta di tranquillizzare la ragazza scottata dalla prima esperienza sentimentale («Capisco che sei stata ferita/dall’espressione sul tuo volto, ragazza/un uomo sbagliato ha portato la tristezza nel tuo mondo felice/hai bisogno d’amore ma hai paura ad aprirti…») mentre il coro sul ritornello cerca di dare manforte ai tentativi di tacchinaggio spinto con un’altra ondata di ovvietà («Una mela marcia non rovina l’intero mucchio, ragazza/dai all’amore un altro tentativo prima arrenderti…»). Capita l’antifona? Il succo della questione è chiaro ed evidente: l’uomo che è arrivato prima di me non ti ha trattata benissimo ma è soltanto un caso. Sei stata sfortunata. Mettiti con me e vedrai…

Una storia melensa che piace ai fratellini

E così nel cuore degli anni passati alla storia come quelli dell’amore libero da vivere magari con i fiori tra i capelli il brano più venduto racconta un’altra storia, melensa e sessista. A decretarne il successo non sono le vecchie conventicole di genitori un po’ scocciati dalla brutta piega che stanno prendendo i figli e non sono nemmeno le frange moralistiche decise a farsi immolare piuttosto che cedere alla corruzione dei costumi. In canzoni come One bad apple si identificano i fratellini e le sorelline minori della generazione che sta tentando di “dare la scalata al cielo” ben decisi a ritagliarsi uno spazio autonomo e contrapposto all’esempio libertario ma forse un po’ troppo saccente di fratelloni e sorellone. Sono loro a decretarne il successo. Non è un caso che a interpretarla siano gli Osmond Brothers, più tardi ribattezzati semplicemente Osmonds, un gruppo di bambocci composto dai quattro figli giovanissimi di George e Olive Osmond. La loro storia è simile a quella dei Jackson Five di cui, in qualche modo, rappresentano l’alternativa ‘bianca. I primi Osmond Brothers sono Alan, Wayne, Jay e Donny. A loro si aggregano poi la dodicenne Marie, l’unica femmina della famiglia, e il piccolo Jimmy di otto anni.

La famiglia canterina

Il successo della famiglia canterina tra il 1971 e il 1975 è rapido e benedice sia gli Osmond Brothers come gruppo, che Jimmy, Donny e Marie come solisti e, giusto per non farci mancare nulla, anche Donny e Marie come duo. Solo nel 1971 gli Osmonds ricevono dalla MGM nove dischi d’oro. Il duello a distanza con i Jackson Five si alimenta anche della rivalità tra i due leader Michael Jackson e Donny Osmond. Il loro successo ha dell’incredibile. Ancora oggi si racconta con stupore l’esplosione dell’Osmondsmania in Gran Bretagna con lo sbarco del gruppo all’aeroporto di Heathrow preso d’assalto. È il 1973 e gli Osmonds vengono assediati nell’albergo del centro di Londra che li ospita da migliaia di ragazzine d’età compresa tra i dieci e i quattordici anni che bloccano il traffico di Oxford Circus, Regent Street e Piccadilly. I loro concerti al Wembley Empire Pool e al Rainbow Theatre oscurano quello di Elton John al Palladium, fino a poco prima considerato l’evento del mese. Nonostante gli incredibili risultati, inaspettatamente nel 1975 il gruppo entra in una fase declinante e finisce per diventare una stanca ripetizione di se stesso fino alla dissoluzione. Nel 1982 i quattro fratelli maggiori si riuniranno nuovamente, senza Donny, aprendo un nuovo periodo nella storia del gruppo esibendosi quasi esclusivamente nei circuiti del country. La loro One bad apple in anni più recenti verrà definitivamente dissacrata da Alanis Morissette che ne realizzerà un versione al femminile molto divertente.

 

SHARE
Previous articleLa pervinca contro l’angina e come filtro d’amore
Next articleAl Rainbow c’è Roy Harper con una bella compagnia
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

LEAVE A REPLY