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L’amianto: quali le normative di bonifica in Italia

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Amianto, le normative di bonifica in Italia

La parola amianto deriva dal greco amiantos, che significa perpetuo, inestinguibile. In un certo senso è un materiale che lo è per davvero, anche se fortunatamente è possibile mettere in atto delle azioni di rimozione amianto che hanno come scopo cardine la tutela della salute dell’uomo.

Ma cos’è l’amianto? Si tratta di un minerale avente una struttura microcristallina e fibrosa, che rientra nei minerali detti serpentini e anfiboli. La sottigliezza dei suoi fasci di fibre è l’aspetto più impressionante di questo materiale: si stima che in un centimetro sia possibile allineare 335.000 fibrille di amianto.

In Italia, in corrispondenza al secondo dopoguerra, si è avuto un vero e proprio boom per quanto riguarda il suo sfruttamento. Il motivo per cui è così appetibile va ricercato nell’elevata resistenza termica del materiale, capace di non farsi scalfire né dal fuoco né dagli agenti chimici, oltre che nel suo basso costo. Nel corso degli anni ci si è resi conto però che si trattava di un composto dannoso per l’uomo, vista la pericolosità delle sue fibre se inalate. Gli effetti dell’amianto possono manifestarsi anche dopo lunghi periodi, fino addirittura a quarant’anni dalla prima esposizione.

Le tecniche di bonifica

Le norme attualmente in vigore danno la possibilità di attuare piani per la bonifica dell’amianto che tengano in considerazione sia le condizioni delle strutture in cui esso è situato, sia il suo livello di pericolosità. Ci sono varie tecniche di smaltimento amianto, e una di queste è l’incapsulamento.

Grazie all’applicazione di prodotti che rispondono alla normativa, si riesce a prevenire la dispersione di fibre nell’ambiente ricoprendo l’intera superficie. L’utilizzo di un articolo impregnante consentirà di raggiungere le porosità del materiale, occludendo eventuali vuoti, mentre un articolo coprente crea un film protettivo sulla copertura, evitando che prosegua il suo degrado. Tuttavia questa soluzione presenta dei limiti, in quanto può essere eseguita solo da un’azienda specializzata, che dovrà adottare tutte le misure necessaria a tutelare i lavoratori e l’ambiente circostante, perché prevede come operazione preliminare la pulizia della superficie su cui andranno posati i prodotti. Il confinamento dell’amianto è invece un’operazione che prevede la sovrapposizione di una copertura, di solito a base di pannelli metallici, alla zona in cui sono presenti le fibre di amianto. Prima di effettuare questa operazione, andrà necessariamente messo in atto un incapsulamento preventivo, che consoliderà le lastre contenenti il materiale interessato, rinforzando così le parti più deboli. Questa tecnica viene impiegata soprattutto quando le superfici non sono eccessivamente degradate, anche se seguirà nel tempo un controllo costante per rilevare la continuità della bonifica e il mantenimento della copertura aggiuntiva, in modo da poter contrastare tempestivamente eventuali cedimenti.

In caso di elevati stati di usura, si procede con la rimozione dell’amianto, impossibile da effettuare senza il consenso delle autorità competenti. Dopo il solito incapsulamento, volto a impedire la dispersione delle fibre, le lastre di cemento-amianto verranno dislocate su di un pellet, per poi essere stoccate, prestando attenzione all’immissione di eventuali fibre nell’ambiente durante il processo e all’eliminazione di tutte le macerie o rifiuti che derivano da esso. Le parti rimosse verranno poi inviate in una discarica autorizzata.

Le normative in merito

Il Piano Regionale Amianto della Regione Lombardia, ad esempio, prevede il censimento e la mappatura dei siti con amianto, in modo tale da definirne i rischi e sviluppare programmi di tutela contro questo materiale. Lo stato di conservazione delle coperture in cemento-amianto viene valutato attraverso la compilazione, da parte della struttura in cui è inserito, della “notifica presenza amianto in strutture e luoghi” da presentare all’ASL dell’Ambito territoriale in cui è ubicato l’immobile.

Per valutare il rischio si applica un Indice di Degrado a seguito di un’ispezione. In base al risultato, verranno individuati gli interventi da attuare: se è inferiore o uguale a 25 non sarà necessario alcun intervento di bonifica, se è compreso tra il 25 e il 44 andrà effettuata la bonifica entro tre anni, se uguale o maggiore di 45 la rimozione dovrà essere effettuata entro l’anno. In quest’ultimo caso, il proprietario della struttura dovrà designare una figura responsabile con compiti di controllo e coordinamento dei lavori da mettere in atto, oltre a garantire il rispetto delle misure di sicurezza durante il trattamento, volte a tutelare in primis i lavoratori grazie ai DPI.

 

I dispositivi di protezione individuali

In accordo con la normativa, sono previsti dispositivi per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori durante la bonifica dell’amianto, indicati nel D.Lgs. n°81/2008, che vanno indossati dall’operatore per tutelarlo contro eventuali rischi. Tra questi ci sono le maschere FFP3, da indossare sotto il copricapo della tuta, dato che è l’ultimo strumento da togliere in fase di svestizione a fine turno; e i guanti e le tute con cappuccio da inserire sotto il casco, composte da bande adesive da applicare in corrispondenza del colle e del tronco. Infine, non possono mancare le scarpe antinfortunistiche, anch’esse sigillate sotto i pantaloni della tuta, mentre sono da evitare i copriscarpe perché possono lacerarsi con facilità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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