Home C'era una volta L’Italia fascista vince il mondiale di calcio

L’Italia fascista vince il mondiale di calcio

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World Cup 1938. Final. Paris, France. 19th June, 1938. Italy 4 v Hungary 2. The Italian team celebrate with the Jules Rimet trophy after winning the World Cup for the second consecutive tournament.

Il 27 maggio 1934 inizia in Italia la seconda edizione dei Campionati Mondiali di Calcio. L’avventura è la continuazione di un viaggio iniziato nel 1930 per iniziativa del francese Jules Rimet, allora presidente della FIFA (Fédération Internationale Football Association), senza l’Italia, con poca Europa e vinta dall’Uruguay, la squadra di casa, che si aggiudica il primo titolo battendo in finale l’Argentina.

Un’occasione unica per il fascismo

L’Italia arriva ai mondiali soltanto nella seconda edizione nella quale ha l’importante ruolo della padrona di casa. È un’occasione strepitosa per il fascismo, impegnato a consolidare la propria popolarità e Mussolini non se la fa scappare. Nel saggio “Calcio e Fascismo” (Oscar Mondadori, 2006) Simon Martin racconta come il fascismo comprenda le potenzialità di questo sport di stimolare l’interesse e il sostegno delle grandi masse a differenza di liberali, comunisti e socialisti che fino a quel momento l’hanno ritenuto buono solo come strumento di svago ricreativo senza immaginarne un ruolo politico. Mussolini ne fa invece uno strumento diretto di propaganda e organizzazione affidando a Lando Ferretti il compito di riorganizzare il CONI, rendendolo un organo che risponde al partito. I Mondiali del 1934 diventano così la straordinaria occasione di ostentare le capacità del regime.

Una pianificazione sistematica

Niente è lasciato al caso. Ci sono treni speciali a prezzi ridottissimi, emissioni filateliche e una colossale campagna d’affissioni. Anche i biglietti per le partite vengono stampati su una carta speciale per renderli conservabili. Con questa meticolosa preparazione l’Italia si prepara a vincere la manifestazione che si svolge dal 27 maggio al 10 giugno 1934. La squadra azzurra è allenata da Vittorio Pozzo. Per gli italiani, se si eccettua il 7 a 1 sugli Stati Uniti nella prima partita, il mondiale non è una passeggiata. La formula dell’eliminazione diretta rende avvincente il torneo. La seconda partita dell’Italia, con la Spagna a Firenze, non si schioda dall’1 a 1 (gol di Ragueiro, pareggio di Orsi) neppure dopo i tempi supplementari. A norma di regolamento l’incontro viene ripetuto il giorno dopo. Questa volta un gol realizzato da Meazza nel primo tempo apre all’Italia le porte della semifinale con l’Austria. Un gol di Guaita nel primo tempo, difeso a fatica fino alla fine ci porta alla finale contro la Cecoslovacchia. La partita per il titolo sembra mettersi male al 71’ quando segna il cecoslovacco Puc. Ci pensa Orsi, a meno di dieci minuti dalla fine, a pareggiare i conti. Nel primo tempo supplementare Schiavio chiude la partita superando il portiere Planicka con un diagonale e crollando a terra svenuto dopo il gol. Per la nazionale è il trionfo, per il Regime una grande operazione di propaganda e di consenso.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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