Home C'era una volta Miss Italia non può essere né sposa, né madre

Miss Italia non può essere né sposa, né madre

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Il 6 settembre 1987 a Mirca Viola, la diciannovenne vincitrice del concorso di Miss Italia, viene tolto il titolo. La decisione, inappellabile, è motivata dal fatto che la giovane è sposata e madre di un bambino per cui, a termini di regolamento, non avrebbe neppure potuto partecipare al concorso. La ragazza forlivese che s’era portata a casa quattro titoli in tre giorni (Miss Italia, Miss Hair Look, Miss Computer e Miss Platea) deve così rinunciare s quello più importante, l’unico che conta davvero.

Un pubblicità aggiuntiva

Il regolamento è tassativo. L’articolo 2 specifica infatti che le concorrenti, oltre al requisito di essere da sempre di sesso femminile (niente trans, per carità!), hanno l’ obbligo di essere nubili. La ragazza, avendo un marito e un figlio ha contato balle nella domanda di partecipazione anche per la verità il regolamento non dice nulla dei figli. Il problema è il marito, che peraltro è il produttore cinematografico Enzo Gallo. Bugiarda, restituisci il maltolto! Alcune concorrenti minacciano richieste d’annullamento sentendosi defraudate. Il bello è che nessuno se ne accorge fino al momento della sua incoronazione. Pochi istanti dopo una telefonata malandrina alla redazione di un giornale forlivese fa scoppiare lo scandalo. La vicenda della Miss Italia ripudiata regala un bel po’ di pubblicità aggiuntiva al grande circo del concorso e la ragazza sembra fatta apposta per reggere benissimo la parte. Nei giorni precedenti infatti si era fatta notare per la capacità di cambiare rapidamente opinione in relazione agli interlocutori. Dopo essersi dichiarata libertaria e favorevole all’amore libero senza troppi legami aveva poi sostenuto tesi opposte: «… il mio più grande desiderio è di sposarmi e avere dei bambini…» e via così.

Un pasticcio da aggiustare

Il pasticciaccio va aggiustato. La giuria, presieduta da Maurizio Costanzo, viene riconvocata in fretta e furia ma in mancanza di numero legale il regolamento affida al padre-padrone del concorso Enzo Mirigliani la facoltà di decidere da solo. Il numero legale non c’è e Mirigliani fa da sé. Vuole evitare il muro contro muro. Per questa ragione comincia a dire che sì, il titolo di Miss Italia va restituito ma alla ragazza andrebbe attribuito il titolo della sua sostituta in modo che le fasce che la ornano restino sempre quattro. E poi, già che c’è, vorrebbe evitare altri errori. Eliminata la prima toccherebbe alla seconda classificata Sonia Silvestri, una ragazza padovana iscritta al WWF che da grande vorrebbe fare la biologa e ha vinto la fascia di Miss Cinema. Il problema è che ha soltanto quindici anni e se diventasse Miss Italia non potrebbe però sfruttare la partecipazione di diritto al Concorso di Miss Universo perché è troppo giovane e gli americani non scherzano su quelle cose. La sua investitura toglierebbe alla manifestazione di Mirigliani una bella fetta di visibilità internazionale. Alla fine, avvalendosi dei poteri assoluti di cui dispone, il patron sceglie di assegnare il titolo alla terza classificata, già Miss Eleganza, Micaela Rocco di Torrepadula, una diciassettenne di sangue blu che arriva da Udine. Fine della storia. Qualche tempo dopo l’articolo 2 del regolamento aprirà alle donne sposate.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".