Home C'era una volta Odoardo Spadaro, l’italiano che conquistò Parigi

Odoardo Spadaro, l’italiano che conquistò Parigi

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Il 26 giugno 1965 a Careggi, un sobborgo di Firenze adagiato sulle pendici del monte Morello, muore a settant’anni Odoardo Spadaro, lo chansonnier italiano capace di conquistare un pubblico difficile e fondamentalmente nazionalista come quello francese. La sua scomparsa è un po’ il simbolo della fine dell’epoca del teatro di rivista tradizionale con le sue scenografie rutilanti, le ballerine e i comici, da tempo soppiantato dalla commedia musicale.

All’università preferisce il teatro

Nato a Firenze il 16 gennaio 1895 in una famiglia della buona borghesia Odoardo Spadaro frequenta il Regio Ginnasio Liceo “Dante Alighieri”, all’epoca una delle scuole più esclusive del capoluogo toscano. La famiglia vorrebbe farne un avvocato, ma lui preferirebbe diventare medico anche se ai libri di testo preferisce il profumo delle quinte teatrali. Dopo le prime esibizioni nel teatrino parrocchiale di Don Gallina frequenta la Regia Scuola di Recitazione di Luigi Rasi nel teatrino di Via Laura a Firenze. Nel 1912 si unisce alla compagnia drammatica De Sanctis-Borelli, ma ben presto resta affascinato dal varietà. Scrive e interpreta, accompagnandosi al pianoforte, canzoni ironiche e dopo la prima guerra mondiale cerca fortuna all’estero.

Da Parigi alla conquista del mondo

Nel 1927 conquista il Moulin Rouge di Parigi, al fianco della grande Mistinguette, di Jean Gabin e Viviane Romance e per oltre un decennio è uno degli artisti più amati dal pubblico parigino. Anche a Londra e Berlino le sue esibizioni ottengono un grandissimo successo Nel 1932 viene scritturato per una lunga tournée nelle due Americhe e nell’Africa settentrionale. Il contratto prevede il pagamento di un ingaggio tra i più alti mai corrisposti a un artista dell’epoca. Nel 1936 porta per primo in Italia il corpo di ballo delle Bluebells. Artista poliedrico passa indifferentemente dalla rivista alla prosa e all’operetta, non rinunciando al cinema come nel 1952 quando recita ne “La carrozza d’oro” di Jean Renoir. In occasione del suo funerale i posteggiatori fiorentini lo ricordano intonando tutti insieme la sua canzone La porti un bacione a Firenze.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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