Home C'era una volta Quando la Svezia mise al bando gli spray…

Quando la Svezia mise al bando gli spray…

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Il 23 gennaio 1978 la Svezia mette al bando le bombolette spray. È la prima nazione al mondo che assume un simile provvedimento nei confronti di un prodotto da tempo sospettato di essere una delle cause del deterioramento dello strato di ozono che protegge l’atmosfera terrestre.

I clorofluorcarburi

Le bombolette entrate nell’uso comune di milioni di persone, utilizzano infatti come propellente gassoso i clorofluorocarburi (CFC) il cui accumulo negli stati alti dell’atmosfera provocherebbe reazioni con effetti distruttivi sullo scudo che protegge il nostro pianeta dalle pericolose radiazioni solari. I primi a segnalare la relazione tra i clorofluorocarburi e l’assottigliamento dello strato di ozono sono stati i due ricercatori Mario Molina e Sherwood Rowland. Essi hanno osservato come nella stratosfera, la radiazione solare che li colpisce innesca reazioni fotochimiche che coinvolgono l’ozono, riducendone la concentrazione.

Il protocollo di Montréal

Inventati negli anni Venti i clorofluorocarburi sono composti del carbonio contenenti cloro e fluoro particolarmente versatili e utilizzati dall’industria, oltre che nelle bombolette spray, negli impianti di refrigerazione dei frigoriferi e dei condizionatori dell’aria, nella produzione di schiume da imballaggio, nei detergenti per l’elettronica e nei prodotti chimici per l’estinzione degli incendi. Ininfiammabili, atossici, hanno un’alta stabilità chimica e sono inoltre relativamente economici rispetto ai prodotti alternativi. L’iniziativa delle Svezia è la prima di una lunga serie di provvedimenti tendenti a limitarne l’uso che porteranno gran parte dei paesi industrializzati a sottoscrivere il Protocollo di Montréal.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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