Home C'era una volta Rod Steiger, uno dei cattivi più amati dal pubblico

Rod Steiger, uno dei cattivi più amati dal pubblico

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Il 14 aprile 1925 a Westhampton, New York, nasce Rod Steiger. La sua famiglia non naviga nell’oro e lui a sedici anni lascia la scuola e si arruola in marina dove resta fino alla fine della seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto, poco più che ventenne, trova un impiego statale e inizia a frequentare corsi di teatro al Dramatic Workshop della New School for Social Research e al New York Theatre Wing, per poi passare all’Actors’ Studio, dove si dimostra uno dei migliori allievi dei corsi di recitazione con il metodo Stanislavsky. Dopo alcune esperienze teatrali debutta nel cinema nel 1951 interpretando il personaggio di Frank in Teresa di Fred Zinnemann. È il primo di una lunga carriera nella quale la sua straordinaria capacità di lavorare sui caratteri finisce per farlo specializzare in personaggi negativi come Charley Malloy, il fratello di Marlon Brando in Fronte del porto di Elia Kazan, il cinico produttore in Il grande coltello di Robert Aldrich o il subdolo e amorale sceriffo de L’uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet per il quale vince l’Oscar.

Il suo segno sul western

Nella carriera di Rod Steiger non sono moltissime le frequentazioni western, eppure ha lasciato un segno indelebile anche su quel genere cinematografico. Nel 1956 è Pinky, il perfido cowboy che instilla nella mente dell’ingenuo Ernest Borgnine l’idea che sua moglie lo tradisca con Glenn Ford in Vento di terre lontane una sorta di versione western dell’Otello diretta da Delmer Daves. L’anno dopo è O’ Meara, il soldato sudista che sceglie di diventare Sioux nel bellissimo La tortura della freccia di Samuel Fuller. Indimenticabile resta il ruolo di Juan Miranda in Giù la testa, uno dei capolavori del western all’italiana firmati da Sergio Leone. Quando Sergio Leone lo sceglie per quella parte va a trovarlo di persona nella sua casa di Malibu. Steiger racconta che il regista, conoscendo la sua passione per i dolci lo prese per la gola  con una decina di muffins di farina di mais, una delizia che non aveva mai assaggiato. «Poi prima ancora di iniziare a parlare del film mi dice, come in una dichiarazione d’amore, che mi aveva sempre voluto… Impossibile resistere a una corte simile» Quella con Leone è la sua penultima presenza in un film di frontiera sulle cui strade polverose torna a muoversi da protagonista soltanto nel 1980 interpretando Bill Tilgham in Branco selvaggio, una nostalgica ballata western diretta da Lamont Johnson.

See you later

In Italia oltre che con Sergio Leone lavora con registi come Citto Maselli, Ermanno Olmi, Franco Zeffirelli, Carlo Lizzani, Pasquale Festa Campanile, Duccio Tessari, Francesco Rosi e Andrea Barzini. Muore  a Los Angeles il 9 luglio del 2002, in seguito a complicazioni polmonari e renali sopraggiunti dopo un intervento per l’asportazione di un tumore alla cistifellea. È sepolto nel Forest Lawn Memorial Park di Los Angeles, California. Lui stesso ha dettato la scritta per la sua lapide: See you later! (ci vediamo!).

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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