Home C'era una volta Tennessee Ernie Ford, un interprete controcorrente

Tennessee Ernie Ford, un interprete controcorrente

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Il 17 ottobre 1991 muore a Reston, in Virginia, il cantante Tennessee Ernie Ford, uno dei solisti più importanti degli USA negli anni Cinquanta del secolo scorso, restìo a seguire le mode e capace di portare al successo brani decisamente fuori dal tempo.

Il lamento di un minatore

Nato il 13 febbraio 1919 a Bristol, in Tennessee, Ernest Jennings Ford, questo è il suo vero nome, inizia a lavorare come annunciatore radiofonico presso la stazione WOPI di Bristol, che lascia nel 1939 per studiare canto al Conservatorio di Cincinnati. Dopo la Seconda guerra mondiale, Ford lavora presso le stazioni radio californiane di San Bernardino e Pasadena, prima di firmare un contratto per registrare con la Capitol Records nel 1949. Nei primi anni Cinquanta del Novecento incide una cinquantina di singoli country, molti dei quali entrano in classifica. Nel 1955 ottiene un successo incredibile e inaspettato piazzando nella classifica pop Sixteen Tons un brano di Merle Travis di forte valore sociale. È infatti il lamento di un minatore di carbone che contrasta in modo evidente sia con le zuccherose ballate pop che le canzoni proto-rock così di moda all’epoca.

Un successo che dura nel tempo

Sixteen Tons resta per dieci settimane al numero uno nelle classifiche country e sette settimane in testa alle classifiche pop. Nel 1956 pubblica Hymns, il suo primo album gospel, che rimane nella classifica dei miglior album della rivista Billboard per ben 277 settimane consecutive. Successivamente il suo album Great Gospel Songs vince un Grammy Award nel 1964. Nella sua carriera Ford riceve ben tre stelle nella Hollywood Walk of Fame: una per la radio, una per i dischi e una per la televisione. Nel 1984viene insignito della Medaglia Presidenziale della Libertà nel 1984 e introdotto nel Country Music Hall of Fame nel 1990. Ammalatosi nel 1991 dopo essere stato a colazione alla Casa Bianca ospite del Presidente George H. W. Bush, muore il 17 ottobre, esattamente 36 anni dopo l’uscita di Sixteen Tons.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".