Home C'era una volta Jimmy Butts, amato dai jazzisti snobbato dalla critica

Jimmy Butts, amato dai jazzisti snobbato dalla critica

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Il 24 settembre 1917 nasce a New York il contrabbassista Jimmy Butts, conosciuto anche con il soprannome “The Face”, un personaggio fondamentale della storia del jazz sottovalutato dalla critica.

Dal pianoforte al contrabbasso

Inizia a studiare il pianoforte ma lascia questo strumento per il contrabbasso che impara mentre frequenta la Commerce High School di New York. Nel 1937 fa il suo debutto con il trio di Bob Robinson suonando al Big Apple di New York. Il trio è formato oltre che da Jimmy e da Bob Robinson al pianoforte, dal chitarrista Sam Allen che negli anni seguenti suonerà e inciderà con Roy Eldridge e Hot Lips Page. Nel luglio del 1937 Jimmy Butts è allo Small’s Paradise di Harlem con un la Sausage Tramp Jazz Band di Lucius Tyson. Il gruppo schiera Theresa Black al piano, Al Pittman alla chitarra, Bob White alle maracas e Al Johnson al washboard. Sempre con la Sausage suona in vari club di New York, in particolare all’Onyx e al Kelly’s Stable. Nel 1940 Jimmy Butts viene scritturato dal batterista Joseph Morris più conosciuto come Christopher Columbus. A questo ingaggio ne seguono molti altri. La sua carriera si sviluppa con personaggi di primo piano del jazz di quel periodo.

Da Charlie Parker a Benny Morton

Fra il 1943 e il 1945 suona e incide con un gran numero di musicisti da Charlie Parker a Tiny Grimes, da Sam Price a Mary Lou Williams a Benny Morton. Passa poi con l’orchestra di Don Redman allo Zanzibar Club di New York. Lasciato Redman, suona in trio con Lucky Thompson e il pianista Ray Parker. Fra la fine degli anni Quaranta e per tutti i Cinquanta, Jimmy Butts dirige proprie band e alterna l’attività di contrabbassista a quella di attore comico, lavorando in duo con Doles Dickens, pianista e cantante. Negli anni Sessanta suona in Canada e successivamente negli Stati Uniti con la pianista Juanita Smith. Eccellente contrabbassista, Jimmy Butts, malgrado abbia lavorato a lungo negli anni Trenta e Quaranta, anche con nomi famosi, è musicista quasi sconosciuto e sottovalutato dalla critica. Muore l’9 gennaio 1998.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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