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Antropocene: un viaggio nella consapevolezza

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Pale eoliche per la produzione di energia elettrica in Spagna (C Unsplash)

Con il libro “Ritorno al pianeta – L’avventura ecologica dai Neanderthal alla pandemia” (Bordeaux Edizioni 2021) l’autore, Pierluigi Adami, ingegnere, ecologista e scrittore ci propone un accurato esame delle varie forme di alterazioni ambientali causate da quell’intenso sviluppo di alcune attività umane divenuto ormai insostenibile, nel contempo propone diverse strade da intraprendere per una “rinascita ed un nuovo equilibrio” nella vita nostra casa comune. L’ultima presentazione del libro è stata il 15 marzo scorso nella Sala Rossa del VII Municipio di Roma.

RITORNO AL PIANETA Pierluigi Adami cover

Nota a margine: cos’è l’overshoot day? Sappiamo dai report del Global Footprint Network, che la nostra specie continua ad “erodere il capitale naturale” messo a disposizione dalla Madre Terra, ad indebitarsi con il futuro, consumando più risorse di quelle che il Pianeta ci mette annualmente a disposizione. E qui si possono trovare sul web le risposte di come siamo messi. Ma le soluzioni ci sono, dichiara Adami, e potrebbero essere semplice applicarle, ma necessitano di scelte coraggiose e a livello globale, di conseguenza anche di revisioni degli stili di vita individuali.

Questo libro essenziale e documentato, ma di agevole lettura, aiuta a fare chiarezza su questi presupposti, fornendo dettagli sui tipi di percorsi praticabili ed il loro costo effettivo: temporale, materiale ed umano. Sostanzialmente (ribadendo che il tempo che abbiamo per cambiare paradigma di comportamento si avvicina esponenzialmente alla condizione di irreversibilità di certi fenomeni catastrofici) mette in luce che la posta in gioco è altissima, soprattutto per noi umani che teniamo a tramandare le nostre conoscenze ai posteri. Riguarda infatti la stessa sopravvivenza, non della Terra ma della civiltà umana, così come l’abbiamo conosciuta e sviluppata in millenni di storia.

Pierluigi Adami dal 1987 lavora in una grande azienda del settore spaziale, dove si occupa di monitoraggio ambientale della Terra da satellite, è stato a capo dell’unità d’ingegneria del Gruppo Telespazio. Nel 2007 ha partecipato alla fondazione degli Ecologisti Democratici, insieme con figure prestigiose dell’ambientalismo italiano, come Ermete Realacci, Edo Ronchi, Massimo Scalia, Fabrizio Vigni; tra il 2012 ed il 2017 è stato il Coordinatore scientifico degli Ecologisti Democratici. .

Il saggio ha una bella prefazione di Roberto Morassut che focalizza sulle parole emergenza ed oggettivazione della Natura, ovvero una causa potrebbe essere quella falsa sicurezza in un dominio assoluto su di essa, atteggiamento che sostanzialmente ha ignorato colpevolmente l’appartenenza degli esseri umani a quel delicato equilibrio della Biosfera, consentendo loro illusoriamente di negarne i limiti. E’ vero che l’evoluzione della specie umana ha sempre causato un’alterazione del delicato equilibrio con la natura, ma ciò non lo ha compromesso, in un modo così sostanziale e veloce, come a partire dalla Rivoluzione industriale. Questa “mutazione antropologica” ha anche avuto un nome, Antropocene, termine utilizzato per la prima volta negli anni Ottanta dal biologo Eugene Stroemer ma l’iniziatore fu il Nobel per la chimica Paul Crutzen durante un convegno sulla biosfera, annunciando che in questa nuova epoca è l’uomo a rimodellare la Terra, modificandone i sistemi fondamentali e di conseguenza ottenendo un’influenza decisiva sull’ecologia globale.

Il saggio è strutturato in tre parti. La prima descrive “Il pianeta ammalato”, la seconda “Verso un mondo migliore” prende in esame proposte concrete per prepararsi al futuro. Il capitolo conclusivo “Dove andremo a finire?” sostanzialmente riassume e indica quel “lieto fine” che tutti vorremmo poter sottoscrivere.

Nella prima parte quindi vengono analizzati i “mali del pianeta”, sia ambientali, causati dalle attività poco lungimiranti dell’uomo, sia socio-economici e culturali che insieme hanno condotto alla crisi climatica e favorito la diffusione di una lunga serie di pandemie. Il libro parte addirittura dai primordi dall’evoluzione della civiltà umana, soffermandosi sugli impatti che le tre grandi rivoluzioni – cognitiva, agricola e industriale – hanno avuto sull’alterazione dell’equilibrio nel rapporto tra uomo e natura. La lettura è affascinante. Ne riporto alcuni brani:

L’uomo inteso come specie Homo sapiens, per le sue caratteristiche è di per sé un’anomalia del pianeta. E’ l’unico essere vivente in grado di immaginare. 

foto di Valter Sambucini

Da qui subito varie considerazioni che riguardano i tempi; veloci quelli dell’immaginazione dell’uomo e lunghissimi quelli concreti della Natura, ma nei quali questo essere anomalo, si è sempre imposto come dominatore delle altre specie viventi, compresi i suoi simili come i Neanderthal, i Denisova o l’Homo erectus, forse diventando addirittura responsabile della loro estinzione – D’altronde la grande velocità del pensiero umano è in grado di costruire ma anche di distruggere in modo estremamente efficiente. Talvolta in modo spietato. – Responsabile infine di un’economia sempre più virtuale che ha perso i contatti con l’economia reale; basti leggere la classifica degli uomini più ricchi del mondo dei quali, non a caso, la metà dei primi dieci appartengono al campo informatico, il settore virtuale per eccellenza.

Dalla Rivoluzione del Neolitico a quella Agricola, in cui sostanzialmente l’uomo è passato dalla simbiosi con la Natura al suo dominio, ha pertanto ignorato sostanzialmente le voci di profeti illuminati quali ad esempio Buddha, Cristo o San Francesco; anche quegli appelli alla coscienza del ruolo e della responsabilità del genere umano, invocata dalle opere di poeti quali Lucrezio e Virgilio. Infine dalla Rivoluzione industriale in poi, la rottura di quell’equilibrio è diventato così profondo da causare un massiccio inquinamento ed emissioni di gas serra che hanno avviato il riscaldamento globale, danneggiando nel contempo gli habitat di migliaia di specie viventi e condannandole all’estinzione, ma di fatto con questo, rendendo anche instabili gli stessi ecosistemi terrestri e marini.

  • La corsa dell’uomo si è accelerata nell’ultimo secolo ed è diventata troppo veloce rispetto ai tempi di risposta dell’evoluzione naturale. Questa asincronia è una delle cause dello squilibrio del rapporto tra uomo e natura –

L’autore usa un tono appassionato, ma fa puntuale riferimento a dati e pubblicazioni di istituzioni ed enti di ricerca internazionali, nonché alla sua personale esperienza di esperto di monitoraggio ambientale via satellite, inoltre entra nel dettaglio degli impatti dei cambiamenti climatici sulle acque, sui territori, sugli oceani e sui ghiacci che qui sarebbe troppo lungo anche enumerare. Sotto accusa è il modello neoliberista e la globalizzazione, che pure hanno ridotto apparentemente la povertà ed aumentato il benessere medio, ma ad un prezzo molto alto che hanno pagato gli strati più poveri della popolazione e l’ambiente, anche a costo di una omologazione delle identità ed un malessere mentale e psicofisico generale non ancora quantificabile.

  • A partire dagli anni Novanta è iniziato un processo globale di liberalizzazione dei mercati e delle attività, prima in mano agli Stati, e sono state via via ridotte le restrizioni che ostacolavano la globalizzazione degli scambi commerciali (…) Una espansione che ha modificato in pochi anni civiltà un tempo rurali dove vigevano antiche tradizioni e culture, frutto di secoli di storia. Tradizioni e culture che rischiano di essere spazzate via dalla globalizzazione dei consumi, restando solo patrimonio per spettacoli turistici in qualche resort. Nel frattempo è cambiato il rapporto di forza tra potere economico e finanziario, a vantaggio di quest’ultimo. (…) Con lo sviluppo del potere finanziario si è assistito ad un processo di virtualizzazione e delocalizzazione del valore e della responsabilità di un’impresa (…) E’ un distacco profondo dal mondo materiale che proietta l’impresa nel mondo virtuale dell’immaginazione.
Centrale idroelettrica di Holyoke, Stati Uniti (C Unsplash)

Questo ha creato un processo commerciale di omologazione culturale globale inducendo nuovi bisogni per promuovere nuovi prodotti ed ha condotto milioni di persone a spostarsi nelle città che ormai accolgono più della metà della popolazione umana rispetto alle aree rurali. L’autore ricorda anche la celebre ricerca del Club di Roma (fondato nell’aprile del 1968 dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei e dallo scienziato scozzese Alexander King, insieme a premi Nobel e leader politici e intellettuali) chiamato Rapporto sui limiti dello sviluppo, pubblicato nel 1972, il quale prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta, considerata anche l’esponenziale aumento della popolazione. Allora di quale benessere si parla, si chiede l’autore, se stiamo vivendo ormai in un mondo sempre più desertificato, inquinato e malato, in una parola invivibile?

Sì, malato nel senso pieno del termine. – Un recente studio dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) spiega che la nascita del virus SARS Cov 2 e la conseguente diffusione della pandemia Covid-19 sono scaturite da motivi “ambientali globali come la perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici. L’inquinamento dell’aria e dell’acqua e la gestione dei rifiuti” –

Si tratta delle cosiddette Zoonosi, non ignote da tempi immemorabili, ma più o meno letali e soprattutto in continua variazione, con un passaggio privilegiato ed inopportuno dagli animali selvatici (ai quali abbiamo distrutto l’habitat) agli allevamenti intensivi, trattati con dosi massicce di antibiotici, ed infine all’uomo.

Nella seconda parte, il testo propone un percorso in ventuno azioni (in tre gruppi di sette) per mettere in atto una “buona rinascita” dopo la crisi della pandemia e porre le basi per costruire un mondo più equo e sostenibile. Si tratta di una vera conversione ecologica dei modelli di sviluppo, di produzione e di consumo, che viene descritta come la“Rivoluzione Green per un mondo sostenibile”. Il testo si sofferma nel descrivere le ventuno azioni, su temi come la green economy, le energie rinnovabili, la gestione sostenibile dell’acqua, dei rifiuti e della produzione agroalimentare. Un percorso difficile, perché richiede drastiche riduzioni dei consumi di petrolio e di carbone, mentre sono ancora forti gli interessi nella black economy di chi fino a oggi ha orientato i destini del mondo e cercherà di fermare il cambiamento, favorito dall’innovazione tecnologica e dalla Rivoluzione digitale.

Valter Sambucini 2017 Collage fotografico

Nel complesso si sfatano anche molte false informazioni, come per esempio sul tema del Nucleare. In linea di principio, dibattere e discutere su qualsiasi argomento fa parte del processo democratico, ma più gli argomenti sono tecnicamente o scientificamente complessi, più devono essere basati su argomenti solidi e ben motivati e l’autore riporta la sua opinione essendo persona che con il nucleare ha avuto che fare fin dal 1986 (l’anno di Chernobyl) quando completò la sua tesi di laurea in ingegneria nel laboratorio nucleare dell’ENEA Casaccia (quando ancora ENEA era l’Ente nazionale energia nucleare e delle energie alternative). Per esempio, cito ancora l’autore, pochi sanno cosa sia il “nuovo nucleare” di IV Generazione e che oggi non esistono “nuovi reattori di IV generazione” realizzati e neppure dei prototipi. Esistono alcuni progetti “sulla carta”, dei quali sei selezionati come “papabili” dal Generation IV International Forum (GIF). Sembra che in alcuni paesi, già nuclearizzati o e fortemente dipendenti dal carbone, come la Cina o gli USA, sarà più conveniente economicamente poi sostituire le vecchie con le nuove centrali, considerando anche le vaste aree desertiche in cui sono posti, non certo convenienti a paesi come il nostro, densamente abitato e soggetto perciò all’impatto dell’effetto NIMBY (dall’acronimo NIMBY in inglese per Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”). Ma non solo questo, soprattutto il fattore tempo è fondamentale. Da qui ne discendono considerazioni che ovviamente rimandiamo alla lettura del testo.
Per approfondimenti: http://pierluigiadami.altervista.org/nucleare-sostenibile-gli-esperti-dicono-no-la-commissione-ribadisce-il-si/

  • Sfatiamo dunque l’idea che il nucleare a fissione possa servire a risolvere i cambiamenti climatici. La partita del clima si sta giocando adesso. Entro pochi anni o si vince o si perde. Serve energia pulita subito. Entro il 2030 dobbiamo ridurre del 55% le emissioni di gas serra, ma le nuove centrali di IV generazione non produrranno un chilowattora commerciabile prima del 2045. Nel 2045 i giochi sul clima saranno fatti. Nel 2050 avremo già quasi azzerato i consumi di fonti fossili grazie alle fonti rinnovabili, che diventeranno sempre più efficienti e convenienti. Investire oggi sul nucleare a fissione in Italia – oltre che tardivo – significa distogliere grandi investimenti sulle rinnovabili, incluse quelle di nuova generazione come l’elettricità prodotta dal moto ondoso e dalle maree.

Nella prospettiva che nel 2050 avremo anche altre tecnologie per produrre energia pulita a basso costo, si dovranno prendere in considerazione tutte le ricerche possibili.

Ma il tempo a disposizione per salvare il clima del pianeta è ormai poco. La sfida per l’umanità – sostiene l’autore – si gioca adesso, o si vince o si perde.

Il capitolo conclusivo è in questi termini, il finale di questo libro è ancora da scrivere.

Come andrà a finire – sostiene l’autore – lo decideranno non solo i governi, ma anche i comportamenti delle persone, le scelte di consumo, la capacità di indirizzare la politica verso la sostenibilità. (…) Per questo dico che serve una vera rivoluzione. E serve il contributo di ognuno di noi: le rivoluzioni non le fanno i governi in carica, le fanno le persone.

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Carla Guidi
Giornalista (pubblicista) iscritta ODG Lazio, ho collaborato per più di 10 anni con il settimanale (in cartaceo) Telesport, adesso con alcune testate e riviste periodiche, tra queste Abitare a Roma, il Paese delle donne, Malacoda, Lazio ieri ed oggi e Daily Green. Ho scritto alcuni libri sulla memoria storica quali Operazione balena - Unternehmen Walfisch sul rastrellamento nazista del 17 aprile 1944 al Quadraro, giunto alla sua terza edizione (Edilazio 2013); Un ragazzo chiamato Anzio sulle vicende dello sbarco alleato del 1944, alla sua seconda edizione (Onyx 2005/A.Sacco 2013) Estetica anestetica - Il corpo, l’estetica e l’immaginario nell’Italia del Boom economico e verso gli anni di Piombo (Robin edizioni 2018). Sempre per Robin edizioni il libro socio-fotografico in collaborazione con Valter Sambucini e presentazione di Franco Ferrarotti - Città reali, città immaginarie - Migrazioni e metamorfosi creative nelle società nell’Antropocene tra informatizzazione ed iper/urbanizzazione, presentato pochi giorni fa al bookstore del Palaexpo. https://www.palazzoesposizioni.it/evento/presentazione-del-libro-citta-reali-citta-immaginarie-di-carla-guidi Al mio attivo anche alcune pubblicazioni di poesia su tematiche ambientali Come le bestie (Onyx edizioni 2004) La pace che ci meritiamo (Onyx Edizioni 2008), Fatti ad immagine d’Io (Progetto E-Publishing Reti Di Dedalus/Onyx Editrice dicembre 2016) infine ho curato, insieme a Massimo De Simoni l’antologia I poeti incontrano la costituzione (Ediesse editore gennaio 2017). Docente di Disegno e Storia dell’Arte, mi sono occupata anche di Computer Art dal 1981 e mie immagini sono state pubblicate nel volume “Computer image” di Mauro Salvemini (Ed. G.E.Jackson, 1985). Ho gestito una galleria d’Arte negli anni ‘70/’80 ed ho organizzato in seguito varie mostre, manifestazioni e convegni. Dal 1975 mi sono occupata anche di psicoanalisi e dal 1982 sono stata accettata dalla “Società italiana di psicodramma analitico”- SIPSA - in qualità di membro titolare. In seguito ad una formazione quinquennale con trainer internazionali, ho svolto attività di collaborazione presso la Società Medica italiana di Analisi Bioenergetica – SMIAB e sono divenuta membro titolare dell’ “International institute for Bioenergetic analisys” di New York rimanendo iscritta fino al 1995. Attualmente sono stata invitata più volte a relazionare a Convegni Nazionali ANS alla Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione, (Uni Roma 1 Sapienza, via Salaria 113) dal 9 giugno 2016 all’ultimo in ordine di tempo (del 13/12/2019) dal titolo Il Turismo sostenibile in periodo di crisi: una riflessione sociologica.