Home C'era una volta Case per tutti, arriva il piano Fanfani

Case per tutti, arriva il piano Fanfani

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Il 28 febbraio 1949 viene varato dal Parlamento il “Progetto di legge per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per i lavoratori” destinato a restare nella memoria collettiva come “Piano Fanfani” dal nome del suo propositore e sostenitore, l’allora ministro del lavoro e della previdenza sociale Amintore Fanfani.

Un’idea solidaristica

Inizialmente previsto per una durata settennale, verrà poi prorogato sino al 1963. L’idea è quella di costruire case per i lavoratori prelevando una trattenuta sulle loro retribuzioni. L’intervento, oltre al rilancio dell’attività edilizia con la costruzione di alloggi per le famiglie a basso reddito punta a diminuire la disoccupazione favorendo anche l’assorbimento di una notevole massa di disoccupati.

Quattordici anni di durata

Il primo cantiere viene aperto nell’estate del 1949, pochi mesi dopo l’approvazione della legge e nell’autunno dello stesso anno i cantieri aperti sono oltre 650. Dopo la sua entrata a regime il Piano Fanfani produce circa 2800 unità abitative a settimana con la consegna sempre settimanale di circa 550 alloggi alle famiglie assegnatarie. Nei primi sette anni di vita vengono investiti complessivamente 334 miliardi di lire per la costruzione di 735.000 vani corrispondenti a 147.000 alloggi. Alla fine dei quattordici anni di durata i vani realizzati saranno, invece, in totale circa due milioni, pari a 355.000 alloggi.

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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