Home C'era una volta Damiano Damiani, il più americano dei registi italiani

Damiano Damiani, il più americano dei registi italiani

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Il 23 luglio 1922 a Pasiano di Pordenone nasce il regista Damiano Damiani, per lungo tempo soprannominato “il più americano dei registi italiani” per la sua sicurezza nel trattare la macchina da presa, per la sinteticità del modulo narrativo e per la capacità di rendere comprensibili anche concetti di una notevole complessità.

Insofferenza per gli schemi

Negli anni Sessanta con Pasolini, Bertolucci, Rosi e Petri è considerato uno dei profeti del nuovo cinema italiano d’impegno sociale. Dalla sua parte ha anche l’insofferenza per gli schemi e la capacità di non farsi catturare. Nella sua lunga vita artistica attraversa gran parte dei generi del cinema popolare utilizzandone le strutture e i codici per comunicare concetti a volte complessi con un linguaggio comprensibile. Scrittore, attore, sceneggiatore solo nel 1960 quando ha quasi quarant’anni dirige il suo primo film, “Il rossetto”. Considerato uno dei grandi registi italiani d’impegno civile negli anni Sessanta e Settanta si sperimenta su piani e con generi molto diversi tra loro.

Tra impegno e successo

Tra i successi di quegli anni ci sono la trasposizione cinematografica di successi letterari come “L’isola di Arturo” di Elsa Morante, “La noia” e “Una ragazza piuttosto complicata” di Moravia, “La strega in amore” di Carlos Fuentes o “Il giorno della civetta” di Sciascia, il western “Quien sabe?”, film di denuncia come “La moglie più bella”, “L’istruttoria è chiusa: dimentichi”, “Confessioni di un Commissario di Polizia al Procuratore della Repubblica” e anche ricostruzioni storiche come “Girolimoni, il mostro di Roma”. In questo suo girovagare Damiani oltre ai consensi della critica ottiene anche grandi successi commerciali. Gioca anche con l’horror con “Amityville Possession” un film del 1982 che precede il suo ritorno all’impegno e alla denuncia con “Pizza Connection” del 1984, l’anno in cui realizza la prima serie de “La piovra”, la fiction di mafia per la televisione destinata a tenere incollati allo schermo per anni i telespettatori. A partire dagli anni Novanta la sua attività alterna film come “Gioco al massacro”, “L’angelo con la pistola” e “Generations des fleurs” si alternano a fiction televisive come “Ama il tuo nemico”. È morto a Roma il 7 marzo 2013.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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