Home C'era una volta Dave Alexander, il bluesman dai molti nomi

Dave Alexander, il bluesman dai molti nomi

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Il 10 marzo 1938 a Shreveport, in Louisiana, nasce il pianista e cantante Dave Alexander, il cui vero nome è David Elam Alexander, conosciuto anche con i nomi d’arte di come Omar Sharriff, Omar Shariff e Omar Hakim Khayam.

L’influenza del blues delle origini

Bluesman fra i più dotati della sua generazione; in virtù di una voce molto calda e ricca di sonorità, “Dave” Alexander subisce varie influenze, soprattutto quella del blues arcaico e della musica religiosa dei gospel, cui vanno ad aggiungersi le esperienze della musica soul e del jazz moderno. In virtù di tutte queste confluenze viene apprezzato da un pubblico molto vasto e variegato.

Una morte misteriosa

Buon pianista di boogie woogie, frequenta per molto tempo i clubs delle regioni del sud e partecipa ai festival di Monterey, di San Francisco e di Santa Cruz. L’8 gennaio 2012, Alexander viene trovato morto per una ferita da arma da fuoco apparentemente autoinflitta nella sua casa di Marshall, in Texas.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".