Home News Fairphone, primo smartphone etico

Fairphone, primo smartphone etico

SHARE
Fairphone

Si chiama Fairphone ed è il primo smartphone etico. E quando si parla di etica in un settore come quello tecnologico viene immediatamente da chiedersi: cosa significa?

Fairphone, arriva il cellulare etico

Ebbene, se si considera che la base della produzione si basa spesso su sfruttamento, utilizzo di materiali che vengono estratti (si pensi al Congo, ndr) con la violenza o lo sfruttamento, o ancora con l’esternalizzazione verso Paesi a basso reddito, Fairphone promette di non fare nulla di tutto questo.

Una parte degli introiti di Fairphone verso iniziative etiche

Fairphone, in sostanza, intende puntare principalmente su valori come il rispetto per le garanzie dei lavoratori, l’utilizzo di materiali anche altamente tecnologici che provengano da luoghi in cui non permangono situazioni di sfruttamento, o da aziende che non puntino all’esternalizzazione, in sostanza che abbiano appunto valori etici.

Per far questo l’azienda Fairphone include tra le sue spese fisse quel denaro necessario per operare attraverso investimenti finalizzati a raggiungere l’eticità nel lavoro spingendo l’intero settore dell’High Technology verso questi sostanziali obiettivi.

Da Fairphone altri obiettivi: sensibilizzare tutti verso acquisti etici

Non solo: Fairphone – sottolinea anche Altroconsumo – nasce con un altro obiettivo: quello di sensibilizzare i consumatori verso l’acquisto di prodotti etici sensibilizzando, dunque, l’opinione pubblica verso valori fondamentali verso acquisti consapevoli verso, in sostanza, uno sviluppo equo.  Del resto quando si parla di smartphone è difficile tener conto della filiera produttiva che c’è dietro questi veri e propri gioielli dell’elettronica.

L’azienda scelta è cinese ma con precise garanzie di eticità

Certo, potrebbe sorgere qualche perplessità quando si scopre che la produzione di questi Fairphone avviene in Cina. verrebbe subito da pensare: ma come? Si dichiarano etici e producono in un Paese dove proprio lo sfruttamento, la mancanza di rispetto di regole ambientali sono all’ordine del giorno? Fairphone ha scelto di produrre con l’azienda A’Hong; ma questa è stata scelta affinché questa si impegni nel rispetto di alcuni rigidi obiettivi. Tra questi: l’impegno nel migliorare le proprie pratiche produttive, il dialogo ed il reciproco rispetto con i dipendenti, l’utilizzo di materie che non provengano da Paesi in cui si pratica lo sfruttamento, il rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.  Per far sì che venissero rispettati questi obiettivi Fairphone ha collaborato anche con alcune organizzazioni locali come Taos. Ed è così che è stata scelta l’azienda cinese in cui produrre i primi smartphone etici.

Delle 325 euro del costo, 22 euro vanno ad iniziative etiche

Delle 325 euro del costo finale, 22 euro – secondo quanto dichiara Fairphone – sono destinati alle attività etiche. Ecco quali sono secondo quanto riporta Altroconsumo.

  • “Materie prime responsabili”. L’approvigionamento di stagno e titanio avviene solo in siti liberi da conflitti e sfruttamento della Repubblica del Congo. Fairphone aderisce inoltre ai programmi Conflict-Free-Tin Initiative e Solutions for Hope Network e sta già lavorando per integrare nelle prossime versioni materiali che garantiscano maggiore responsabilità, come rame e cobalto.
  • “Fatto con cura”. Fairphone sta conducendo uno studio sugli stipendi nell’area in cui si trova il suo produttore, per essere certo che i lavoratori vengano pagati con un salario dignitoso per vivere (e non solo minimo).
  • “Un fondo per i lavoratori”. Fairphone ha creato un fondo per i lavoratori, gestito dagli stessi: per ogni telefono venduto, 1.93 euro vanno a questo fondo. Sta ai lavoratori decidere che uso farne, se utilizzarlo per premi in denaro extra, attività di aggiornamento o di svago.
  • Impatto ambientale. L’azienda attua dei programmi per il riciclo sia dei Fairphones che dei rifiuti elettronici in generale. Ha messo in piedi delle strutture per la raccolta di questi avanzi in Ghana, favorendo l’economia locale. Questi rifiuti vengono poi riacquistati da Fairphone e riciclati secondo elevati standard da un’organizzazione europea riconosciuta, Umicore. Grazie a questo sistema Fairphone può essere beneficiaria di tutti i proventi derivanti dal riciclo, nonché riutilizzare i minerali senza sprechi né danni per l’ambiente.
  • Trasparenza. Ad essere chiaramente disponibili sul sito, non è solo la struttura del prezzo, ma anche la lista di tutti i fornitori e i report sulle condizioni di lavoro nell’azienda manufatturiera cinese. Il blog è costantemente aggiornato con dati, foto e chiunque può fare domande o commenti.
  • Punti deboli. Quello che un po’ delude è che non vi sia una descrizione dettagliata dei costi del lavoro. L’azienda comunica solo, attraverso il sito, che gli operai hanno almeno un giorno di riposo a settimana e lavorano non più di 60 ore nei sei giorni lavorativi: troppo rispetto al limite legale di 49 ore, ma meno rispetto alla media nel settore e comunque nei limiti posti dallo ETI Base Code, un codice di condotta etica per le aziende riconosciuto a livello internazionale. Lo stipendio minimo è di 169 dollari al mese, con straordinari pagati. Si tratta di standard ancora minimi, di cui la società si dice consapevole, ferma restando l’ambizione di migliorare nel tempo.

Non si può che plaudire a questa iniziativa, con l’auspicio che anche altri grandi multinazionali seguano l’esempio di Fairphone.