Home C'era una volta Floyd O’Brien, il trombone dallo stile potente e grintoso

Floyd O’Brien, il trombone dallo stile potente e grintoso

SHARE

Il 26 novembre 1968 il trombonista Floyd O’Brien muore a Chicago, nell’Illinois, la città dove era nato il 7 maggio 1904.

Gli inizi nel gruppo della Austin

Insieme a Dave Tough e Dave North Floyd O’ Brien dal 1925 al 1926 fa parte del gruppo degli Husk O’Hare’s Wolverines, un gruppo che comprende gli allievi della Austin High School. Suona poi con numerosi band leader di Chicago, tra i quali Henri Gendron, Charlie Pierce, Thelma Terry, Earl Fuller, Joe Kayser. Dal 1930 al 1931 fa parte di varie orchestre di fossa a Des Moines. Negli anni successivi milita nelle formazioni di Floyd Towne, Mal Hallett, Smith Ballew, Mezz Mezzrow, Joe Venuti, Mike D’Urso. Nel 1935 entra a far parte dell’orchestra di Phil Harris, con il quale effettua numerose tournée. Ci resta ben quattro anni, fino al 1939 quando si unisce al gruppo di Gene Krupa e successivamente passa in quello di Bob Crosby con il quale rimane fino al 1942.

Il ritorno a Chicago

A partire dal 1943 sposta la sua attività sulla costa occidentale suonando in numerose formazioni quali quelle di Eddie Miller, Red Nichols, Wingy Manone, Jack Teagarden, Shorty Sherock e Freddie Slack. Tornato a Chicago nel 1948, suona per qualche tempo con il gruppo di Bud Freeman prima di dedicarsi per un po’ ad altre attività quali l’insegnamento o l’accordatura di pianoforti. Nel 1949 torna a suonare, prima con gli Isbell Dixielanders, poi con Jack Ivett e con il gruppo di Art Hodes. Agli inizi degli anni Sessanta se ne va di nuovo sulla West Coast e suona con varie formazioni tra cui quella di Smoky Stover. Nel 1962 torna a Chicago e suona con varie formazioni. Negli anni seguenti riduce per motivi di salute la sua attività. Dotato di uno stile strumentale potente e grintoso è un ottimo dixielander, abile nel gioco d’assieme e con eccellenti assoli ricchi di feeling e di mordente.

Previous articleEtta Jones, una voce da jazz che piace ai jazzisti
Next articleMichel Portal, un grande musicista del nostro tempo
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".