Home C'era una volta Il malore di Bob Marley

Il malore di Bob Marley

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La mattina del 21 settembre 1980 Bob Marley è a New York, dove la sera prima si è esibito al Madison Square Garden. Sua moglie Rita gli chiede di accompagnarla, come ogni giorno, a una funzione nella Chiesa Ortodossa d’Etiopia della città, ma Bob risponde che non se la sente.

Strano e molto confuso

Quella mattina Bob Marley non sta bene. Si sente strano e molto confuso. Deciso a scuotersi dallo strano torpore che lo opprime chiede a un gruppo di tecnici e compagni di tournée di accompagnarlo a fare un po’ di jogging nel Central Park. Sta correndo da qualche minuto quando, improvvisamente, cade a terra privo di sensi. Soccorso dagli amici che lo stanno accompagnando si riprende ma è profondamente turbato e sente il collo irrigidirsi in una posizione innaturale. Viene visitato da un’équipe medica che gli diagnostica quello che probabilmente Bob intuiva già da tempo: il suo cervello è stato aggredito da una massa tumorale. I medici sono ugualmente spietati per quel che riguarda la probabile evoluzione della malattia: la sua speranza massima di vita è di tre settimane.

Il tour si ferma

Marley accoglie in silenzio la sentenza. Non fa commenti e decide di continuare il tour statunitense e di partire ugualmente per Pittsburgh dove è programma il concerto successivo a quello di New York. Quando Rita viene a conoscenza della sua condizione cerca in tutti i modi di impedire l’esibizione, ma invano. Nonostante il dolore Bob resterà sul palco per un’ora e mezza. Le sue condizioni di salute peggioreranno rapidamente tanto da vincerne anche la cocciuta determinazione ad andare avanti. Il tour verrà sospeso con un comunicato stampa che attribuirà la cancellazione delle date restanti a un non meglio precisato “stato d’esaurimento” di Bob Marley. Da quel momento inizierà una solitaria battaglia contro la morte fidando quasi esclusivamente sulla sua volontà e sulle risorse interiori di cui dispone. Smentirà le previsioni dei medici che gli avevano dato solo tre settimane di vita, ma non ce la farà a sconfiggere la malattia.

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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