Home C'era una volta Il primo vero tour italiano di Scout Nibblet

Il primo vero tour italiano di Scout Nibblet

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Il 15 novembre 2005 torna in Italia Scout Nibblet con la sua testa bionda, l’aria dissociata da adolescente imprigionata in un corpo adulto, la geniale e scostante presenza scenica e una voce capace di arrampicarsi in pericolose evoluzioni senza farsi male.

Un produttore speciale

La cantante, batterista e chitarrista britannica con la sua disarmante follia e i suoi brani dalle atmosfere scarne e aggressive ha conquistato anche un personaggio difficile come lo scontroso Steve Albini, uno dei guru del rock indipendente statunitense. Proprio lui, già produttore di gruppi come i Pixies o i Nirvana, ha prodotto il suo terzo album Kidnapped by Neptune arrivato nei negozi nei primi mesi del 2005, due anni dopo il buon successo di I Am. L’irrequieta artista è attesa da un tour italiano che inizia il 15 novembre a Bologna e prosegue il 16 a Roma, il 17 a Napoli, il 19 a Cavriago e il 20 a Milano. Non è la prima volta che la ragazza arriva dalle nostre parti, visto che pochi mesi prima ha aperto le date del tour dei Kills ma quello era solo un assaggio, una specie di anteprima, una scusa per mettere in mostra la merce senza concedere troppo ai potenziali acquirenti. Questa volta arriva in proprio con una spalla d’eccezione come Todd Trainer, il batterista degli Shellac. Ogni concerto fa storia a sé, come un’opera unica, perché da sempre Scout Nibblet è abituata a seguire l’ispirazione del momento senza ripetersi mai.

Un’artista geniale

La Nibblett è un’artista geniale e non lascia mai indifferenti. Chi non l’ama ne è spaventato. Il suo stile e i suoi brani intimoriscono chi non sa accettare la follia creativa. Chi non si ferma alla superficie si innamora perdutamente di questa giovane autrice dai mille talenti dotata di una voce che rapisce e di grandi performance strumentali. Batteria, pianoforte, chitarra, basso e altre diavolerie sonore non hanno segreti per questa ragazza capace di suonare ogni cosa ritenga indispensabile alla sua espressione artistica. C’è una band al completo nascosta in quella figura piccola, da fatina, che ammicca allusiva nascosta dalla sua inseparabile parrucca bionda. Ogni suo concerto è un’avventura sonora e sensoriale, un camaleontico mosaico di suoni ed emozioni in cui Scout Nibblet si muove come un serpentello nella stagione della muta, cambiando pelle, colore e atteggiamento. È anche un gioco di potere crudele in cui l’artista è la predatrice e lo spettatore la preda. Il viso angelico e la voce magnetica hanno la stessa funzione del canto delle sirene nella mitologia greca. Servono a disarmare l’anima di chi ascolta, sgretolarne le difese, ripulirla dal sedime dell’abitudine per consentire l’ingresso in universo artistico ricco di contraddizioni e distonie che si muove sull’onda di un rock graffiante, irrequieto, incapace di restare tranquillo nella sua definizione.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".