Home C'era una volta Joséphine Baker, la venere nera se ne va

Joséphine Baker, la venere nera se ne va

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Il 12 aprile 1975 muore Joséphine Baker, la “Venere nera”, cantante, ballerina, attrice, la stella più fulgida del music-hall parigino che ha fatto innamorare l’Europa intera con la sua bellezza, i suoi numeri di danza e le sue canzoni.

Figlia di Carrie ed Eddie

Scompare così la donna che ha cambiato per sempre le regole del varietà e una straordinaria combattente per i diritti civili e la libertà. Nasce il 3 giugno 1906 a Saint Louis, nel Missouri. È figlia di due artisti girovaghi. La madre si chiama Carrie Mac Donald mentre Eddie Carson è il nome di un padre che un anno dopo la sua nascita molla per sempre compagna e figlia. A otto anni Josephine scappa dalla casa nella quale lavora al servizio di una famiglia bianca che la maltratta e si rifugia dalla comprensiva nonna Elvara. In quel periodo impara a danzare nelle strade i movimenti sinuosi dei ballerini jazz che le diventano naturali, quasi istintivi. A tredici anni si esibisce come cantante e ballerina nei locali di Saint Louis sognando di diventare una stella delle grandi riviste. Nel 1920 arriva in città la compagnia dei Dixies Steppers e la quattordicenne Joséphine non perde l’occasione. Si propone e si fa scritturare come… aiutante di sartoria perché ritenuta troppo magra per andare in scena. La ragazzina però è testarda e impara a memoria tutte le canzoni e le coreografie dello spettacolo. L’impegno e la passione non vanno sprecati. Nel mese d’aprile del 1921, chiamata a sostituire una soubrette infortunatasi al Gibson Theater di Filadelfia arriva sul palcoscenico e non lo lascerà più. Nel 1925 sbarca sul suolo francese con la sua compagnia per una breve tournée. Il 2 ottobre si esibisce per la prima volta su un palcoscenico parigino e cambia la sua vita.

Mai più negli USA

decide di non tornare più negli Stati Uniti. La sua nuova patria è la Francia dove il pubblico l’adora e la ribattezza “Venere Nera”. Il primo artefice di quel soprannome è André Levinson che sulla rivista Commedia del 22 ottobre 1925 scrive «…la ballerina scompare per lasciare il posto alla Venere Nera di Baudelaire…». La sua popolarità cresce di rivista in rivista fino a toccare l’apoteosi con ‘La joie de Paris’, lo spettacolo che va in scena al Casino nel dicembre del 1932. Nel 1937 diventa ufficialmente cittadina francese. Quando la Francia viene occupata dai tedeschi lei annusa il vento, capisce che la sua pelle nera non è proprio in sintonia con le teorie naziste sulla supremazia della razza ariana e vola via. In esilio continua a esibirsi sui palcoscenici del mondo, lavora con i servizi segreti inglesi e con le “Forze Armate della Libera Francia” guidate dal generale De Gaulle. Per questa sua attività di resistenza e di intelligence nel 1961 riceverà la Legione d’Onore e la Croce di Guerra. Nel dopoguerra Joséphine comincia ad avere problemi di salute. Ridotta un po’ la sua attività artistica si impegna nella lotta contro il razzismo e adotta dodici bambini di nazionalità, colore della pelle e religione diversa che ospita nel suo castello di Milandes, in Dordogna. Gli spettacoli, però, non bastano a supportare il costo della sua generosità. Nonostante aiuti e appelli di vari amici nel 1969 viene sfrattata dal suo castello. I problemi cardiaci si fanno sempre più gravi. L’8 aprile 1975 celebra i cinquant’anni dal suo debutto in Francia al Bobino con uno straordinario spettacolo di fronte a un parterre colmo di personalità. È il suo ultimo saluto alla città.

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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