Home C'era una volta Katie Webster, cento chili di gioia

Katie Webster, cento chili di gioia

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Il 9 gennaio 1939 a Houston, in Texas nasce la pianista e cantante Katie Webster, soprannominata “Cento chili di gioia” per via della sua mole e dell’entusiasmo contagioso col quale si esibisce.

La rapida carriera

La carriera di Katie inizia quando la ragazza, ancora molto giovane, suona il pianoforte a Dallas, Houston e Beaumont. Intorno al 1957 si trasferisce a Lake Charles dove conosce Ashton Savoy, un cantante chitarrista che si esprime nel tipico linguaggio del blues della Louisiana e che la scrittura subito nel suo gruppo. Insieme registrano per la Goldband & Hollywood un album che viene distribuito con l’etichetta Kry della casa discografica di Jay Miller il quale, colpito dall’energia di Kate, la mette sotto contratto. Oltre alle registrazioni cui prende parte al fianco di bluesmen come Lonesome Sundown, Juke Boy Bonner, Lightin’ Slim, Lazy Lester e Rockin’ Sydney, inizia a dirigere un proprio gruppo in Texas e in Louisiana.

Lo swamp blues

Nel 1964 effettua una serie di concerti nel Sud degli Stati Uniti come gruppo spalla di Otis Redding. Nel suo gruppo, oltre a Lee Bernard, c’è anche il bassista Sherman Webster, che poi diventa suo marito. Apprezzata soprattutto come pianista d’accompagnamento, la Webster è una esponente di primo piano dello swamp blues (blues paludoso). Non si è mai fatta però rinchiudere in un genere. Dal barrelhouse al rock & roll, dal blues alle ballate, la Webster mostra sempre l’identica grande sicurezza e la medesima potenza. Il suo pianismo è energico e pieno di fuoco, come d’altronde il suo stile vocale, sempre animato da una emozionante urgenza espressiva. Muore il 5 settembre 1999.

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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