Home C'era una volta La voce meticcia di Mildred Bailey

La voce meticcia di Mildred Bailey

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Il 12 dicembre 1951 muore a soli quarantaquattro anni Mildred Bailey, una delle grandi voci dell’epoca swing.

Una mescola tra visi pallidi e pellirosse

Nata a Seattle, Washington, Mildred si fa notare per il suo timbro in cui si mescolano gli echi della tradizione bianca e le suggestive vocalizzazioni dei nativi americani. Lei stessa è una mescola. Tra i suoi avi infatti sono sia visi pallidi e che pellirosse. Il suo debutto sul palco avviene con i Rhythm Boys di Paul Whiteman nei quali militano anche Bing Crosby e suo fratello Al Ringer. A partire dal 1929, prima donna a entrare nell’organico di una grande orchestra da ballo, diventa la cantante fissa della big band dello stesso Witheman, il maggior leader bianco di quegli anni. Nell’orchestra suona anche il vibrafonista Red Norvo. Mildred se ne innamora, lo sposa e poi si mette in proprio con un’orchestra a suo nome nella quale affida al marito un ruolo da solista di primo piano.

Un’ipotesi non confermata

La sua popolarità si allarga a dismisura dopo la partecipazione a vari show radiofonici e gli Stati Uniti sono affascinati dalla sua voce ampia e profonda capace di arrivare al registro acuto senza scomporsi. Proprio la sua voce trasforma molte canzoni in grandi successi e uno su tutti, Downhearted Blues, diventa il suo cavallo di battaglia più famoso. Nata con le grandi orchestre preferisce suonare con le big band di Red Norvo, Teddy Wilson e John Kirby, i tre leaders preferiti, anche se non disdegna esibirsi qualche volta con complessi più piccoli come quelli di Eddie Lang, Jimmie Noone e Benny Goodman. Nel dopoguerra quando l’epoca delle grandi orchestre è praticamente finita in molti pensano a lei come all’erede di Bessie Smith, immaginandola come una nuova “signora del blues”. Le ipotesi restano tali perché la morte se la porta via.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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