Home C'era una volta Lelio Luttazzi, il musicista divenuto anche presentatore

Lelio Luttazzi, il musicista divenuto anche presentatore

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Il 27 aprile 1923 a Trieste nasce il musicista, compositore e direttore d’orchestra Lelio Luttazzi.

Passione e mestiere

Il suo urlo “Hiiiiit Parade” strascicato all’inverosimile sulla “i” di “hit” diventa un po’ il simbolo dell’omonimo fortunato programma radiofonico, ma Lelio Luttazzi è molto di più di un presentatore. Quando è ancora studente universitario un po’ per passione e un po’ per raggranellare qualche soldino suona il pianoforte in vari locali della sua città natale. In quel periodo riesce anche a trovare un posto, sempre come pianista, a Radio Trieste. Appassionato di jazz fa sua la lezione dello swing e nel 1944 compone Il giovanotto matto, portata al successo da Ernesto Bonino. Alla sua genialità si devono molti brani destinati al successo come Una zebra a pois di Mina, Souvenir d’Italie e Vecchia America del Quartetto Cetra.

Il successo, lo scandalo e il ritorno

Sempre in bilico tra la passione per il jazz e la musica leggera nel 1961 realizza il suo primo singolo come cantante con due canzoni, Canto (anche se sono stonato) e Senza cerini. Brillante intrattenitore si diverte a interpretare, di tanto in tanto, il ruolo di presentatore in programmi radiofonici e televisivi di successo. Memorabili restano le sue apparizioni sul piccolo schermo al fianco di Mina in “Studio Uno”. Il grande successo di “Hit Parade” sembra l’apice di una strepitosa carriera ma lo scandalo provocato da un’indagine giudiziaria legata alla droga che lo coinvolge finisce per comprometterne la carriera. Vittima di un errore giudiziario è costretto a lasciare il mondo dello spettacolo per quasi un ventennio. Tornerà in televisione nel 1991 per il varietà “Festa di compleanno”. Muore a Trieste l’8 luglio 2010

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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