Home C'era una volta L’ispettore che voleva fermare i Beatles

L’ispettore che voleva fermare i Beatles

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Nel mese di settembre del 1964 i Beatles sono negli Stati Uniti per il loro secondo tour nel Nuovo Continente. Ogni loro spostamento si trasforma in un problema di ordine pubblico perché ovunque arrivino si crea il caos. Il pubblico statunitense li ama alla follia e li accoglie con vere e proprie manifestazioni d’isteria collettiva.

Una sala gremita all’inverosimile

Il 15 settembre 1964 il programma del tour dei quattro ragazzi di Liverpool prevede che si debbano esibire in concerto sul palco della Public Hall di Cleveland, nell’Ohio. Già molte ore prima dell’inizio del concerto la sala è gremita all’inverosimile. Un modesto e inesperto cordone di sicurezza allestito dalla polizia locale tenta disperatamente di tenere lontane dal palco centinaia di ragazzine desiderose di sfiorare anche solo per un momento i propri idoli. Quando i Beatles iniziano a suonare la massa degli spettatori avanza verso il palco aumentando la pressione sul fragile cordone di tutori dell’ordine. La spinta è fortissima ma non aggressiva. Qua e là ci sono degli sfondamenti individuali. Un paio di ragazze non ancora quattordicenni riescono addirittura a salire sul palco, inseguite da un paio di non troppo solerti componenti del servizio d’ordine. Riescono a baciare Paul McCartney prima di essere ributtate, felici e piangenti, nella mischia della platea dalle guardie del corpo della band. I Beatles, che in un primo momento appaiono molto preoccupati per la loro incolumità, quando vedono che si tratta di un gioco innocuo e ben controllato dal loro servizio d’ordine, lasciano fare. Non così la polizia il cui comandante è sempre più indispettito dalla incapacità dei suoi uomini di contenere la folla. Nonostante sia evidente che si tratta solo di una questione di principio incalza gli agenti di servizio chiedendo di utilizzare metodi sempre più energici per interrompere l’andirivieni.

Un uomo tutto d’un pezzo

Il responsabile dell’ordine pubblico è l’Ispettore Carl Bear del Juvenile Bureau della polizia di Cleveland. Conosciuto come un uomo tutto d’un pezzo non sa darsi pace di fronte all’impotenza dei suoi uomini, sbeffeggiati e regolarmente “saltati” dalle prime file del pubblico. Quando dall’inizio del concerto sono già trascorsi una ventina di minuti decide di intervenire personalmente. Ostentando il suo tesserino chiede ai tecnici di staccare la corrente. Il rumore del pubblico è così forte che in un primo momento soltanto i Beatles si accorgono che l’amplificazione è muta. L’Ispettore sale, quindi sul palco. Chiede il silenzio, l’ottiene e con modi solenni e autoritari annuncia: «Vista l’impossibilità di mantenere l’ordine pubblico il concerto finisce qui!» Una salva di fischi e ululati accoglie la dichiarazione. «Chi è questo pazzo?» Chiede George Harrison. La risposta è pronta: «Sono l’Ispettore Carl Bear e voi potete rientrare nei camerini». Sotto gli occhi del pubblico e gli obiettivi dei fotografi inizia così una febbrile discussione tra i due, mentre in platea sta succedendo di tutto. La passione dei fans si sta trasformando in una vera e propria rivolta. In molti tentano di convincere il solerte comandante a tornare sulle sue decisioni. Alla fine prevale la soluzione più logica, forse l’unica gestibile. I tecnici ridanno corrente agli strumenti e, dopo quindici minuti di interruzione, il concerto può continuare. L’Ispettore Carl Bear, immortalato da centinaia di fotografie, entra così nella storia del rock.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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