Home C'era una volta “Love me do” arriva nei negozi

“Love me do” arriva nei negozi

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Il 5 ottobre 1962 la EMI distribuisce in tutti i negozi britannici Love me do, il primo singolo dei Beatles. Il suo numero di catalogo è Parlophone R 4949 e, sul retro c’è un altro brano destinato a entrare nella leggenda: P.S. I love you.

Una gestazione complicata

La gestazione non è stata priva di problemi. Quando, un mese prima, il 4 settembre, i quattro ragazzotti di Liverpool erano entrati negli Abbey Road Studios per registrare avevano trovato qualche resistenza da parte del responsabile di produzione, George Martin, che preferiva affidare alla band un altro brano, How do you do it di Mitch Murray.

Un batterista di scorta

Nonostante le obiezioni di Martin, i Beatles si erano impuntati e alla fine la scelta era caduta su Love me do. Finito? No, perché l’11 settembre George Martin, non completamente soddisfatto dalla prima registrazione aveva convocato nuovamente la band per ri-registrare il brano. Per sicurezza aveva convocato anche il batterista Andy White, temendo lo scarso affiatamento con i compagni da parte di Ringo Starr, da meno di un mese inserito nel gruppo, ma i timori si erano rivelati infondati.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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