Home C'era una volta L’ultima volta dei Camaleonti

L’ultima volta dei Camaleonti

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Il 14 luglio 1973 i Camaleonti arrivano per la quinta volta nella loro storia al vertice della classifica dei singoli più venduti in Italia con Perché ti amo.

Una sorta di canto del cigno

Il brano, un’accattivante, ma un po’ stucchevole, melodia scritta da Totò Savio consacra definitivamente il paroliere Giancarlo Bigazzi che, per l’occasione non si è troppo spremuto (Perché ti amo/io non lo so/ma stai sicura/che non dormirò). Rappresenta però una sorta di canto del cigno per la band milanese, arrivata al capolinea di un’involuzione stilistica iniziata alcuni anni prima con la separazione dal suo primo cantante e frontman Riki Maiocchi. Nati all’inizio degli anni Sessanta nel Santa Tecla, uno dei locali di culto del rock milanese, con il già citato Maiocchi, il bassista Gerry Manzoli, il chitarrista Livio Macchia, il tastierista Tonino Cripezzi e il batterista Paolo De Ceglie, sono per qualche tempo una delle più genuine espressione del garage beat dell’area alternativa milanese. Nei primi dischi e, soprattutto, nei concerti, i cinque entusiasmano i giovani rocker del capoluogo lombardo con le loro ruvide cover di brani inglesi e americani.

Sha-la-la-la

Il primo successo discografico è, nel 1965, Sha-la-la-la la, versione dell’omonimo brano di Paul Clarence. La popolarità finisce per innescare o, forse, accelerare un processo di revisione interna. Persa per strada la roca voce blues di Riki Maiocchi, sostituita da quella più perbene di Tonino Cripezzi, la band cambia rapidamente impostazione e casa discografica. Chiude in un cassetto il garage beat degli inizi e si avvia su una strada decisamente commerciale abbracciando progressivamente un pop melodico di grande successo. All’inizio degli anni Settanta sotto la spinta dei cambiamenti in atto nella canzone italiana la popolarità dei Camaleonti è in declino. Nel 1973 il successo di Perché ti amo sembra inaugurare una nuova stagione per quello che è ormai divenuto uno dei gruppi simbolo del pop melodico italiano, ma non sarà così.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".