Home C'era una volta Maxim Saury, il clarinettista che diffidava degli statunitensi

Maxim Saury, il clarinettista che diffidava degli statunitensi

SHARE

Il 27 febbraio 1928 nasce a Enghien-les-Bains, in Francia, il clarinettista e direttore d’orchestra Maxim Saury.

Affascinato dal clarinetto

Nonostante il padre sia violinista professionista il giovane Maxim non viene incoraggiato nello studio della musica. Tuttavia, per due anni, dal 1940 al 1942, e per fare cosa gradita alla madre strimpella di mala voglia un violino. All’età di quindici anni resta affascinato dal clarinetto di Hubert Rostaing, che ascolta alla radio mentre suona con Django Reinhardt. Prende qualche lezione, ma da solo acquista una tecnica sufficiente per essere integrato nel 1946 nell’orchestra di dilettanti di Christian Azzi, suonando soprattutto per gli studenti. Nel 1947 viene scritturato da Claude Bolling e nella formazione si distingue vincendo il premio come migliore clarinetto dilettante, al festival di Bruxelles. Nel 1949 lascia Bolling e dà vita a un proprio trio producendosi a Megève prima di ritrovare Bolling a Parigi nel 1951. Nel 1952 firma con il Caveau de la Huchette un contratto che durerà fino al 1966. Suona, così, quasi tutte le sere nel club che diventa il centro del jazz tradizionale a Parigi.

Diffidente nei confronti degli statunitensi

Maxim Saury, durante questo periodo, effettua anche numerose tournée, collabora regolarmente a trasmissioni TV con Jean-Christophe Averty e gira molti film come “Bonjour Tristesse” di Otto Preminger, “Les Tricheurs” di Marcel Carné, “Mon Oncle” di Jacques Tati e “Adieu Philippine” di Jacques Rozier. Nel 1968 se ne va negli Stati Uniti sulla costa ovest dove suona con Barney Bigard. Maxim Saury, dirigendo un’orchestra nota per la sua coerenza e omogeneità, ha sempre evitato di suonare con solisti stranieri poco familiarizzati con il suo repertorio e i suoi arrangiamenti. Questo spiega perché il New Orleans sound di Maxim Saury abbia raramente accompagnato i solisti statunitensi con l’eccezione di Sidney Bechet, Albert Nicholas, Barney Bigard, Bill Coleman e Peanuts Holland con i quali ha inciso un gran numero di dischi in cui si ammira uno stile al clarinetto volubile, elegante, molto spesso evocatore di Barney Bigard che è stato il suo modello e amico. Muore il 15 novembre 2012.

 

Previous articleTeddy Edwards, un sax che attraversa le mode
Next articleInternet, 5 regole per un uso consapevole in azienda
Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".