Home Green World Pestalotiopsis Microspora, Il fungo divoratore di plastica

Pestalotiopsis Microspora, Il fungo divoratore di plastica

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fungo plastica

Un gruppo di ricercatori americani ha scoperto un fungo della giungla Ecuadoriana, il Pestalotiopsis Microspora, in grado di corrodere il poliuretano, cioè la comune plastica. Questo fungo utilizza il poliuretano come fonte di cibo, degradandolo attraverso un processo metabolico chiamato bioremediation. Guidati dal Professor Scott Strobel, un gruppo di studenti di biochimica molecolare della Yale University si è recato in Ecuador con l’obiettivo di studiare il suddetto fungo nel suo habitat naturale e di prelevarne alcuni campioni destinati allo studio in laboratorio.

Un fungo che divora la plastica

Parte degli endofiti* collezionati sono stati poi analizzati per valutare la loro capacità di ‘corrosione’ del poliuretano: nonostante nei campioni raccolti siano stati identificati numerosi organismi attivi, solo due di questi facevano affidamento al poliuretano come risorsa di cibo. Il Pestalotiopsis Microspora non è quindi l’unico organismo capace di corrodere il Poliuretano; tuttavia, esso è considerato unico nel suo genere in quanto è in grado di farlo in condizioni particolari.

  • *endofiti = batteri o, come in questo caso, funghi che nascono, crescono e si nutrono su qualsiasi tipo di pianta almeno parte della loro esistenza, senza provocare danni o malattie apparenti.

La ricerca ha portato infatti a risultati inaspettati: questo fungo è in grado di attivare i suoi processi metabolici in condizioni anaerobiche (senza ossigeno) o aerobiche (con ossigeno). La curiosa scoperta è stata fatta a 10 giorni dall’inizio dello studio in laboratorio quando lo studente Jonathan Russel scoprì che uno dei piatti di plastica che contenevano uno dei campioni era stato decomposto in modo significativo.

Il fungo attacca il poliuretano usato per costruire fabbricati

Come accennato in precedenza, il Poliuretano è plastica comune, cioè quella utilizzata per fabbricare isolanti, fibre sintetiche e sigillanti, e quella presente negli apparecchi elettronici ed elettrodomestici. L’esistenza in natura di un fungo capace di disintegrare questo tipo di materiale è un caso di eccezionale importanza scientifica, soprattutto in quest’era di produzione, consumo e smaltimento ossessivo di plastica e derivati. Negli ultimi anni infatti, la quantità di rifiuti plastici è aumentata pericolosamente. Per esempio, solo nel Regno Unito, esistono 5 milioni di tonnellate di plastica e solo il 24% di essa viene riciclata correttamente. In Italia invece vengono immesse sul mercato annualmente circa 400 mila tonnellate di bottiglie; di queste, solo 150 mila vengono riciclate, mentre le restanti 250 mila tonnellate vengono disperse nell’ambiente.

Scoperte interessanti come quella sopra descritta sono essenziali, soprattutto se si fa riferimento alla tanto-ardua-battaglia per la difesa dell’ambiente.

Un fungo per l’ambiente

Al giorno d’oggi, nonostante la greeneconomy stia acquisendo un’importanza sempre maggiore nel quadro delle politiche interne dei paesi e che la maggior parte di essi stiano adottando iniziative sempre più green (come la semplice raccolta differenziata dei rifiuti e il loro riciclaggio), le cose sembrano non funzionare a dovere, o perlomeno pare che non abbiano un impatto concreto.

La raccolta differenziata in Italia sembra mantenere ancora lo status di “eccezione alla regola”; sulla questione del riciclaggio è meglio non soffermarsi. E’ confortante sapere che almeno in natura c’è “qualcuno” che si sbarazza della nostra tanto amata sporcizia.

 

Fonte: voicesofyouth.org

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