Home C'era una volta Philly Joe Jones, tra i maggiori batteristi del jazz moderno

Philly Joe Jones, tra i maggiori batteristi del jazz moderno

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Il 15 luglio 1923 a Philadelphia, in Pennsylvania, nasce il batterista Philly Joe Jones, all’anagrafe Joseph Rudolph Jones.

L’incontro con Miles Davis

Jones inizia lo studio della musica ancora bambino sotto l’insegnamento della madre, pianista. Passato alla batteria trova la maniera di debuttare professionalmente entrando a far parte di gruppi locali che hanno spesso l’occasione di accompagnare jazzisti famosi di passaggio in città. Suona così con Dexter Gordon e Fats Navarro e, nel 1949, parte per Washington per entrare a far parte di un piccolo gruppo formato da Ben Webster. Successivamente si trasferisce a New York lavorando come indipendente con diversi solisti affermati, come Lee Konitz e Zoot Sims che accompagna in spettacoli al Down Beat nel 1952. Nello stesso anno incontra Miles Davis con il quale inizia una collaborazione che, con molte pause, dura fino al 1958 e che dà modo a Jones di incidere molti dischi di fondamentale importanza nella storia del jazz. Nel frattempo lavorare anche con altri musicisti e nel 1953 suona e incide con Tony Scott mentre, nel 1954, è al fianco di Tadd Dameron. Nel 1959 è con Gil Evans e subito dopo forma un proprio gruppo con il quale si esibisce allo Showplace di New York.

Nuove concezioni ritmiche

Nel 1960 registra al Birdland un album con Art Blakey, Charlie Persip ed Elvin Jones. Nel 1962 è di nuovo, per breve tempo, con Davis. Nel 1967 appare al festival del Jazz di Berlino con Sarah Vaughan ed Erroll Garner e prende la decisione di stabilirsi in Europa. Vive per un paio di anni a Londra e poi a Parigi dove, nel 1969, affianca Kenny Clarke nel compito di insegnante formando poi un suo piccolo gruppo che si esibisce allo Chat Qui Pêche. Philly Joe è uno dei maggiori batteristi che il jazz moderno abbia avuto, un musicista che, per l’epoca nella quale ha iniziato l’attività, avrebbe potuto rifarsi direttamente a uno dei batteristi moderni – Kenny Clarke o Max Roach – che già allora dettavano legge e che, invece, ha preferito rifarsi a Sidney Catlett e Cozy Cole ripartendo cioè dal jazz classico per poi maturare un suo stile personale, altrettanto moderno. Le sue incisioni del 1956 e 1957 con Davis, Coltrane, Garland e Chambers rappresentano qualcosa di nuovo nel jazz moderno e non solo per le invenzioni dei due fiati per il perfetto affiatamento del quintetto, ma anche e soprattutto per le nuove concezioni ritmiche di Philly Joe Jones. Muore il 30 agosto 1985.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".