Home C'era una volta Trentanove morti per una coppa

Trentanove morti per una coppa

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La sera del 29 maggio 1985 allo stadio Heysel di Bruxelles si dovrebbe svolgere la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool

Biglietti rivenduti

Nonostante le disposizioni vietino commistioni tra i tifosi, i biglietti della curva destinata ai tifosi inglesi rimasti invenduti vengono messi in vendita e a disposizione anche dei supporter juventini. Per questa ragione la parte più accesa dei tifosi del Liverpool è finiti in un settore contiguo a quello occupato dai supporter bianconeri. Gli inglesi tra spinte e cariche travolgono il sottile sbarramento che divide le due zone e finiscono in quella occupata dagli italiani. Sotto la spinta delle persone che tentano di fuggire in preda al panico cede una delle strutture dello stadio. Muoiono trentanove persone, trentadue delle quali costituite da tifosi italiani.

La partita si gioca ugualmente

Per ripristinare una parvenza di ordine e per soccorrere i feriti occorrono alcune ore, al termine della quali l’UEFA decide di far svolgere ugualmente la partita in un clima teso, allucinato e innaturale. La decisione susciterà aspre polemiche. Negli occhi dei telespettatori che assistono all’evento resta la drammatica immagine finale della telecronaca su Raidue, con i giocatori della Juventus che alzano la coppa appena conquistata, mentre sul video scorrono i numeri telefonici ai quali le famiglie possono telefonare per verificare se qualche loro congiunto è tra le vittime.

 

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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