Home C'era una volta L’ultimo disco, il più grande successo dei Tubeway Army

L’ultimo disco, il più grande successo dei Tubeway Army

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Il 30 giugno 1979 i Tubeway Army arrivano al vertice della classifica britannica dei dischi più venduti con il brano Are friends electric?. Da tempo in crisi d’identità la band, ridotta ormai ai minimi termini, chiude con questo exploit la sua storia.

Una formazione fragile

Da qualche tempo Gary Numan il leader, fondatore e principale ideologo del gruppo ha deciso di proseguire come solista. Proprio lui ha tentato fino all’ultimo di evitarne la fine, ma ha dovuto arrendersi alla realtà dei fatti: una formazione inesistente composta dallo stesso Gary che, oltre a cantare, suona tastiere e chitarra, il fedele e devoto bassista Paul Gardiner e lo zio di questi, il batterista Jess Lidyard. Il primato in classifica chiude in gloria un’avventura iniziata nel 1977 quando il gruppo punk dei Lasers & The Ultimate Gang cambia nome in Tubeway Army. Per qualche tempo non mutano ispirazione, ma il rapido declino del punk impone una svolta. Nella feroce discussione interna Gary Numan si contrappone ai compagni.

Una band elettronica? Non se parla proprio

Lui, che detiene i diritti sull’utilizzo del nome, pensa di fare dei Tubeway Army una band elettronica, in linea con le esperienze di gruppi come gli Ultravox! e i Kraftwerk. Gli altri non ci stanno. Tranne il bassista Paul Gardiner se ne vanno via sbattendo la porta e formano gli Station Bombers. Proprio da questa clamorosa scissione nasce il più grande successo della storia della band. Pur con la formazione raffazzonata i Tubeway Army, dopo un modesto album che ha per titolo il nome del gruppo, arrivano al primo posto in classifica con Are friends electric? il cui successo fa volare alto anche l’album Replicas. La decisione di chiudere i battenti, però, è già presa. Gary Numan continuerà come solista sulle strade del tecno pop e diventerà uno dei fenomeni commerciali più rilevanti del passaggio tra gli anni Settanta e gli Ottanta. Gli adolescenti ne faranno una bandiera e qualche critico in vena di eccessi parlerà di lui come di un “nuovo David Bowie”.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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