Home C'era una volta A Ennio Morricone un Oscar tardivo e meritatissimo

A Ennio Morricone un Oscar tardivo e meritatissimo

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Il 25 febbraio 2007, dopo cinque nomination infruttuose Ennio Morricone riceve finalmente il Premio Oscar alla carriera «…per i suoi magnifici e plurisfaccettati contributi nell’arte della musica per film…»” dalle mani di Clint Eastwood, l’antico pistolero senza nome della “trilogia del dollaro”, icona dei film western di Sergio Leone.

Uno personaggi fondamentali del western all’italiana

Pur senza impugnare una colt di fronte al cattivo di turno con il cappellone calato sugli occhi Ennio Morricone è uno dei personaggi fondamentali del western all’italiana. Le sue musiche, infatti, accompagnano il genere dalla nascita fino all’esaurimento. Sue, infatti, sono le musiche di Duello nel Texas, Le pistole non discutono e, soprattutto, Per un pugno di dollari, le tre produzioni della Jolly Film che nei primi anni Sessanta segnano l’inizio della grande avventura di quello che gli americani con disprezzo ribattezzeranno “spaghetti western”. In quel periodo nasce anche il rapporto con Sergio Leone, destinato a non interrompersi più fino alla morte del regista. Le sue musiche lasciano sulle storie di frontiera made in Italy un’impronta indelebile nonostante il numero, tutto sommato, modesto visto che sono poco più di una trentina i western le cui colonne sonore portano la sua firma. Hanno però due pregi. Il primo è l’inconfondibile sonorità nata dal gusto particolare per gli arrangiamenti che ha caratterizzato tutta la sua carriera. Il secondo è che caratterizzano l’intera storia del genere dall’inizio alla fine comprendendo anche gli omaggi postumi, come dimostra la sua firma insieme a quella di Max Casacci in calce alla colonna sonora del cortometraggio L’ultimo pistolero realizzato nel 2002 da Angelo Dominici.

La prima colonna sonora per Salce

Ennio Morricone nasce il 10 novembre 1928 a Roma e si diploma in composizione nel 1954 con Goffredo Petrassi al Conservatorio di Santa Cecilia, dove nel 1946 si era già diplomato in Tromba e nel 1952 in Strumentazione per banda. Attento alle innovazioni e curioso elaboratore di sonorità caratterizza la produzione di una parte della nascente industria discografica italiana portando in primo piano, prima ancora dei grandi del rock, il suono del basso elettrico. La prima colonna sonora con la sua firma è quella de Il federale di Luciano Salce del 1961. Successivamente lavora con quasi tutti i grandi registi italiani, da Maselli a Leone, da Petri a Pontecorvo, a Bolognini, Pasolini, Montaldo, Tornatore e tanti altri. La sua attività spazia in campi molto diversi, dal teatro alla televisione alla musica cosiddetta “colta” dove negli anni Sessanta è fra gli animatori del Gruppo Improvvisazione Nuova Consonanza. Muore il 6 luglio 2020.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".