Home C'era una volta Don Butterfield, un basso tuba che ha lasciato il segno

Don Butterfield, un basso tuba che ha lasciato il segno

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Il 1° aprile 1923 a Centralia, Washington, nasce Don Butterfield, considerato dalla critica come il suonatore di il suonatore di tuba più importante del jazz insieme a John Bill Barber.

La musica come lavoro, il jazz come passione

Nel 1946, dopo il servizio militare Butterfield studia musica alla Juilliard School e debutta professionalmente con la Goldman Band. Successivamente suona in molte orchestre di studio e sinfoniche, registrando negli stessi anni con Jackie Gleason e lavorando brevemente con Claude Thornhill. Entra poi a far parte della Radio City Music Hall Orchestra, che gli dà la possibilità di poter godere di entrate continuative. Non rinuncia però ai contatti con il jazz, che anzi si intensificano grazie alla collaborazione, a metà degli anni Cinquanta, con il Jazz Composer’s Workshop, nel quale operano personalità di rilievo come Teddy Charles, John LaPorta, Teo Macero, Wally Cirillo e soprattutto Charles Mingus.

Due strumenti in contemporanea

Dopo aver formato, tra il 1956 e il 1958, un proprio sestetto suona per qualche anno con Mingus, soprattutto in importanti lavori per grande orchestra come Pre-Bird nel 1960, The Black Saint and the Sinner Lady nel 1964 oltre al famoso concerto dato alla Town Hall di New York nel 1962. Mingus lo inserisce anche nel proprio gruppo fisso, di più ridotte dimensioni. Nel 1962 suona anche ad Antibes con la grande orchestra di Dizzy Gillespie e nel 1963 al festival di Newport suona con Dakota Stanton. Negli anni seguenti si dedica maggiormente al lavoro di studio e alle colonne sonore di alcuni film. Dotato di grande musicalità e di una tecnica eccezionale (Mingus raccontava che era in grado di suonare due strumenti contemporaneamente), Butterfield ha permesso col suo virtuosismo l’inserimento del basso tuba nel jazz alla pari degli altri strumenti a fiato. Muore il 27 novembre 2006.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".