Un libro “VOTO ALLE DONNE!” (Einaudi 2026, Collana Passaggi) testimonia il passaggio fondamentale che segnò l’inizio di una nuova epoca. Gli autori, gli storici Mario Avagliano e Marco Palmieri hanno raccolto e commentato documenti/testimonianze fondamentali della battaglia di donne coraggiose “dalle Suffragette alla Costituente”.
Appuntamento con la sua seconda autorevole presentazione lunedì 25 maggio ore 18,30 – presso la sede del Circolo PD di Ponte Milvio, situato in via della Farnesina 37 a Roma. L’evento è organizzato dall’ANPI (Sezione Martiri De La Storta e Isola Farnese).
Conduce l’evento Carlo Albertazzi giornalista. Saranno presenti Duccio Pedercini Presidente ANPI, Mario Avagliano autore del libro, Marta Ajò, scrittrice e giornalista, direttrice responsabile del Portale delle Donne, Benedetta Castelli esperta di cultura di genere, Giampiero Gramaglia giornalista.
Le foto dell’articolo si riferiscono alla prima presentazione il 6 maggio a *Palazzo Firenze (Società Dante Alighieri) al quale evento intervennero, a conduzione di Maria Corbi – Luciana Castellina, Marisa Fagà, Fiorenza Taricone, Guido D’Ubaldo, con l’introduzione di Alessandro Masi e Giuseppe Gargani.
“Voto alle donne!” è così un libro di storia e insieme un libro civile, che mostra quanto è costata quella conquista e perché ancora oggi ci riguarda, nei nostri rapporti e soprattutto nel nostro modo di pensare la cittadinanza, l’uguaglianza e la partecipazione democratica.
Attraverso diari, lettere, memorie, articoli di giornale e documenti d’archivio, “Voto alle donne!” restituisce voce alle protagoniste di questa storia rimossa: partendo dalle suffragette di fine Ottocento verso le militanti socialiste e cattoliche, dalle partigiane della Resistenza alle attiviste dei Gruppi di difesa della donna e dell’Unione Donne Italiane. Una battaglia durata decenni, dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra; una storia fatta di petizioni ignorate, di proposte di legge mancate per un soffio, di promesse cancellate dal fascismo e poi rilanciate durante la Resistenza.
Una battaglia combattuta contro un sistema politico e culturale profondamente segnato dal patriarcato che, per lungo tempo, ha escluso le donne dalla sfera dei diritti. Il voto del 1946 è infatti il punto di arrivo di un lungo percorso, ma anche l’inizio di una trasformazione più profonda che ci riguarda ancora.
Nell’introduzione del libro infatti leggiamo:
- È finito il tempo in cui la donna era passiva, in cui bastava ch’ella non facesse il male, in cui ogni sua virtù importava una negazione: sii ignorante della vita; non ti occupare della cosa pubblica; non lavorare; non ti prendere responsabilità pei figliuoli; non ti occupare dell’amministrazione dei tuoi beni; sii passiva; annichila la tua volontà a favore del marito; non vivere per altro che per lui; ma senza occuparti di comprenderlo; pensa solo a non fare il male, e il male consiste nel non fare ciò che piace al marito. Dal così opprimente negativismo la donna si è scossa ed è passata al moto e all’azione.
Poi gli autori commentano:
- È la fine del 1899, con l’Ottocento ormai agli sgoccioli, quando la pedagogista Maria Montessori descrive con queste efficaci parole l’atavica esclusione delle donne dai diritti e la loro radicata condizione di inferiorità rispetto agli uomini. Lo fa con un intervento pubblicato su «L’Italia femminile» dell’1 e dell’8 ottobre, ma la «scossa» che auspica non arriva e bisognerà attendere un altro mezzo secolo, denso di sconvolgimenti, per vedere finalmente riconosciuto alle donne italiane il diritto di votare, il 2 giugno 1946, in occasione del referendum tra monarchia e repubblica e l’elezione dell’Assemblea costituente, dopo la prova generale delle elezioni amministrative. Il diritto di voto alle donne in Italia, dunque, arriva dopo una lunghissima battaglia, che è parte significativa e per molti aspetti paradigmatica di quella più generale per i diritti e l’emancipazione, che ha origini antiche.
Personalmente trovo molto significativo che questa ricerca sia stata condotta da due autori maschi, che tra l’altro hanno dedicato il libro alle loro figlie. Mi sembra infatti che questo sottolinei una nuova fase civile nella quale uomini e donne possono finalmente collaborare per una società più equilibrata, in un momento storico in cui sorprendentemente, dilaga la violenza sulle donne, anche e soprattutto in famiglia.
Ci sarebbe bisogno anche di dare maggior spazio culturale alle scoperte di Marija Gimbutas, archeologa e linguista lituana che introdusse nuovi punti di vista nell’ambito dell’interpretazione della mitologia, o sui modelli che la sociologa e saggista statunitense Riane Eisler propose nella distinzione tra “Modello Mutuale” e “Modello Dominatore”.
Venendo alla Giornata internazionale della donna (detta talvolta Giornata internazionale dei diritti della donna o festa della donna) ha una lunga storia divenuta una ricorrenza internazionale che si celebra l’8 marzo di ogni anno, per poi essere stata adottata globalmente come Giornata Internazionale su impulso dell’ONU nel 1977.
Personalmente vorrei che fosse resa chiarezza circa la leggenda metropolitana che fa risalire la data della festa della donna alla commemorazione delle 123 operaie della fabbrica di camicie newyorchese Triangle Waist Company, morte nel rogo dell’edificio in cui lavoravano. Il falso storico ha ancora un senso, insieme ad altre citate terribili occasioni, avevano l’obiettivo di identificare le donne come sostanzialmente delle povere vittime sacrificali da compiangere, invece della reale origine di quella data dell’8 marzo, rintracciabile con facilità su Wikipedia, cioè l’8 marzo 1917 quando migliaia di donne scesero in piazza a San Pietroburgo per chiedere la fine della guerra … con la Rivoluzione che ne seguì.
Molte cose sono cambiate oggi, ma le società sono ancora vittima di pesante disinformazione e poste sotto un bombardamento inarrestabile di notizie contraddittorie e di immagini tossiche, manipolazioni di ideologie che scatenano aggressività e divisioni secondo l’antico motto: dīvide et īmpera.
Le donne non hanno bisogno di imitare l’aggressività maschile né di subirla, ma forse di farsi promotrici, insieme agli uomini di buona volontà, di un nuovo modello, un “modello sociale mutuale” o almeno di essere informate senza deformazioni da parte di chi può e deve farlo.
Mario Avagliano – Giornalista e storico, è membro dell’Istituto Romano per la Storia d’Italia dal Fascismo alla Resistenza e della SISSCO. Si occupa di storia dell’Italia contemporanea, con particolare attenzione alla memoria civile e alla Resistenza. Tra i suoi libri: “Generazione ribelle” (2009), “Il partigiano Montezemolo” (2012), “L’uomo che arrestò Mussolini” (2023).
Marco Palmieri – Giornalista e storico, è membro dell’Irsifar e della SISSCO. Ha dedicato numerosi studi alla storia politica e sociale dell’Italia tra fascismo, guerra e dopoguerra. Tra i suoi lavori: “L’ora solenne. Gli italiani e la guerra d’Etiopia” (2015). Con Mario Avagliano ha pubblicato “Gli internati militari italiani” (2009), “Voci dal lager” (2014) e “Le vite spezzate delle Fosse Ardeatine” (2016).





























