Home C'era una volta Le evoluzioni dell’irrequieto Ian Matthews

Le evoluzioni dell’irrequieto Ian Matthews

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Il 14 novembre 1970 al vertice della classifica britannica arriva Woodstock, un suggestivo brano scritto da Joni Mitchell. Non lo interpreta, però, la sua autrice, ma una band fino a quel momento sconosciuta che risponde al nome di Matthew’s Southern Comfort.

Il rinvio del debutto come solista

Dietro alla sigla Matthew’s Southern Comfort c’è l’irrequieto Ian Matthews che ha appena lasciato i Fairport Convention per debuttare come solista. La band è nata quasi per caso assemblando i musicisti che hanno lavorato con lui alla registrazione del suo primo album: il chitarrista Mark Griffiths, il chitarrista Carl Barnwell, il bassista Andy Leigh, il batterista Ray Duffy e il percussionista Gordon Huntley. L’inaspettato successo di Woodstock lo convince a rinviare per un po’ i progetti solistici e a dare continuità al lavoro di gruppo.

Si cambia idea

Quando se ne andrà i suoi compagni, diventati semplicemente Southern Comfort, andranno avanti per conto loro fino al 1972 pubblicando ben tre album: Southern Comfort, Frog city e Stir don’t shake. La carriera solistica di Ian Matthews, invece, non sarà accompagnata da troppa fortuna tanto che, dopo due album di scarso successo, il ragazzo cambierà idea e formerà una nuova band, i Plaisong, insieme ai tre chitarristi Dave Richards, Andy Roberts e Bobby Ronga. Scontento e deluso anche da questa esperienza continuerà da solo per il resto degli anni Settanta. All’inizio del decennio successivo una controversia legale con la casa discografica Mushroom lo costringerà a un forzato periodo di silenzio discografico, durante il quale lavorerà al Dipartimento Arte e Repertorio della Island di Los Angeles.

 

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Gianni Lucini
Scrivere è il mio principale mestiere, comunicare una specializzazione acquisita sul campo. Oltre che per comunicare scrivo anche per il teatro (tanto), il cinema e la TV. È difficile raccontare un'esperienza lunga una vita. Negli anni Settanta ho vissuto la mia prima solida esperienza giornalistica nel settimanale torinese "Nuovasocietà" e alla fine di quel decennio mi sono fatto le ossa nella difficile arte di addetto stampa in un campo complesso come quello degli eventi speciali e dei tour musicali. Ho collaborato con un'infinità di riviste, alcune le ho anche dirette e altre le dirigo ancora. Ho organizzato Uffici Stampa per eventi, manifestazioni e campagne. Ho formato decine di persone oggi impegnate con successo nel settore del giornalismo e della comunicazione. Ho scritto e sceneggiato spot e videogiochi. Come responsabile di campagne di immagine e di comunicazione ho operato anche al di fuori dei confini nazionali arrivando fino in Asia e in America Latina. Dal 1999 al 2007 mi sono occupato di storia e critica musicale sul quotidiano "Liberazione".

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